Santori: "La ripresa tarda, alle aziende serve credito"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 11 gennaio 2016 - Il nuovo anno per l’economia del Fermano, in particolare il settore calzaturiero e della moda, si è aperto con la nuova delusione della proroga di sei mesi, dal 31 gennaio al 31 luglio 2016, da parte del Consiglio europeo delle sanzioni economiche verso la Russia. Nonostante un certo ottimismo («sempre più virtuale che reale» sostengono), i calzaturieri si trovano a fronteggiare una crisi non solo figlia delle sanzioni dei provvedimenti contro la Russia, ma dovuta anche alla stagnazione del mercato europeo, per non parlare di quello interno. Andrea Santori, presidente di Confindustria Fermo, prova a interpretare il possibile andamento di questo 2016 per il distretto fermano. «Nella nostra provincia la ripresa non l’abbiamo sentita – dice subito – e a farne le spese è stato soprattutto il calzaturiero, che ha registrato un calo dell’export che dovrebbe aggirarsi attorno al 5%, a causa delle sanzioni verso il mercato Russo, ma non solo».

Presidente, gli altri comparti industriali come se la stanno cavando?

«Piccoli segnali positivi arrivano dall’edilizia. Le poche imprese che sono rimaste stanno ripartendo, anche grazie a interventi mirati per l’assegnazione degli appalti. Il sindaco di Fermo è intervenuto in materia e speriamo lo facciano anche gli altri Comuni. Bene vanno l’agroalimentare, il metalmeccanico, le aziende dei servizi e del terziario».

Quali le previsioni per l’anno appena iniziato?

«La crisi russa, del mercato europeo e di quello interno, nonostante le continue rassicurazioni del premier Renzi, sono realtà con le quali dobbiamo ancora fare i conti e che ci obbligano a cercare nuovi mercati extraeuropei, come quello iraniano, sul quale puntiamo molto, vista la crescita interna di quel Paese, oltre al Medio Oriente più in generale».

Uno dei problemi più sentiti è quello del credito. Come si muove Confindustria?

«Immettendo risorse a garanzia nei Confidi, grazie soprattutto alla Camera di commercio e alla Regione. Noi stiamo lavorando per arrivare a un unico grande polo di garanzia regionale, capace di dare ossigeno alle imprese, oltre a quelli che andiamo a sottoscrivere con Banca dell’Adriatico e quelli già in atto con il Monte dei Paschi di Siena per 400 milioni a sostegno delle imprese».

Lei che è il responsabile regionale per il credito di Confindustria, ci può dare qualche dato?

«Nel 2015 le sofferenze sono salite al 23%, rispetto al 12,5 del 2013. Ciò che più preoccupa è che di quel 23, il 5% è stato accumulato negli ultimi mesi dell’anno».

Quali i rapporti con le banche?

«Va rilevato che la vicenda Banca Marche ha creato non pochi problemi alle imprese, con azionisti e obbligazionisti che hanno dovuto sostenere la chiusura della banca. Sarà molto difficile tornare ad avere fiducia nell’istituto marchigiano. Fiducia piena, invece, verso la Carifermo, unica banca rimasta autonoma e da sempre molto vicina alle imprese del territorio».

Come procedono i lavori per un’unica Confindustria regionale e che ne pensa della macroregione Marche-Umbria-Toscana?

«I primi procedono bene, entro il 31 dicembre 2016 arriveremo a un’unica Confindustria per le Marche, con uffici e servizi a livello provinciale, guidati da un vice presidente regionale. Per la macroregione, Confindustria ha dato ampio mandato al presidente regionale Bucciarelli perché segua da vicino l’evoluzione politica della materia, fermo che il nostro mondo è favorevole a questa soluzione e lavoreremo in quella direzione».

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