Sarchiè, ora si scava tra i detriti: nel mirino le pietre sul cadavere

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 20 settemre 2014 – Da dove venivano le mattonelle usate per coprire il corpo di Pietro Sarchiè, trovato dopo giorni di ricerche in località Valle dei Grilli a San Severino? E’ quello che vogliono chiarire i carabinieri e la procura, perché anche da questo elemento potrebbe arrivare un tassello utile a ricostruire il terribile delitto. Per questo ieri mattina i carabinieri hanno fatto un nuovo sopralluogo a Valle dei Grilli, per sequestrare il materiale. 
Il corpo del commerciante di pesce sambenedettese era abbandonato vicino un gruppo di costruzioni cadenti, parzialmente coperto con vecchi materassi, calcinacci e mattonelle. In un primo momento, l’idea degli inquirenti era che gli assassini avessero usato il materiale trovato lì sul posto per tentare di occultare il cadavere.
Poi invece le indagini, che proseguono senza sosta da luglio, li hanno portati a pensare a una ipotesi alternativa, sulla quale ci potrebbero essere già dei riscontri.
Alcune indagini mirate su questo sono già partite, altre saranno disposte a breve. E intanto, ieri mattina i carabinieri del Reparto operativo sono andati a prendere il materiale rimasto a Valle dei Grilli, su disposizione del procuratore capo Giovanni Giorgio e dei sostituti Claudio Rastrelli e Stefania Ciccioli. Il sequestro fatto ieri si lega alle verifiche condotte negli ultimi giorni a casa di Giuseppe Farina, indagato con il figlio Salvo per l’omicidio, e in altre località della zona. 
Nello specifico, in un sito sarebbe stato trovato del materiale che ora la procura vuole mettere a confronto con quello trovato sul cadavere. Di più per ora gli inquirenti non dicono, per non compremettere le delicate indagini che sono tuttora in corso.
Eppure, a quanto sembrerebbe, l’inchiesta si sta arricchendo di elementi sempre nuovi, che portano tutti nella stessa direzione. I risultati di un sofisticato accertamento tecnico, depositati nei giorni scorsi, hanno aggiunto ancora nuovi tasselli utili per ricostruire la vicenda. 
Al momneto risultano mancanti ancora elementi importanti, a partire dal movente per arrivare all’arma del delitto: sul corpo di Sarchiè sono stati sparati almeno cinque colpi con una calibro 38 special, che però non è mai stata trovata, e che ufficialmente nessuno degli indagati ha mai posseduto.
Paola Pagnanelli



 

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