Scacco alla banda del terrore: quattro albanesi in manette

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 13 febbraio 2015 – Giornata molto intensa ieri per i carabinieri delle compagnie di Fermo, Jesi e Padova, con oltre trenta militari disapiegati sul territorio fermano in assetto operativo, teso alla cattura di una banda di pericolosi malviventi. Si tratta di una banda di soggetti albanesi che da diversi mesi stavano letteralmente saccheggiando le abitazioni di diverse province d’Italia, con facilità e rapidità di movimento, in grado di neutralizzare ogni efficace attività di indagine. Ci sono volute la caparbietà e la sinergia delle tre Compagnie per imporre un argine investigativo alla pericolosa banda. Analizzando una serie di dati raccolti su alcune scene del crimine, i carabinieri erano riusciti a stabilire una serie di collegamenti tra i luoghi e alcuni soggetti di interesse operativo, localizzando la banda a Fermo.

L’ultimo colpo i ladri lo avevano messo a segno in una villa a Chiaravalle, vicino Jesi, dove sottraendo preziosi, argenteria e armi, si erano dati alla fuga con una Bmw che avevano trovato nel cortile della stessa abitazione di un noto avvocato. L’auto era stata abbandonata prima del casello A-14 di Civitanova e poi i ladri avevano proseguito con una Lancia Lybra. Era l’alba del 9 febbraio, lunedì. Poco dopo, la stessa Lancia Lybra, intestata ad un pregiudicato di Avellino, con a bordo quattro uomini, usciva a forte velocità dal casello A-14 di Porto Sant’Elpidio. Il veicolo, nonostante l’intimazione di alt imposto dai carabinieri del norm – aliquota radiomobile di Fermo, che nei pressi stavano effettuando un posto di controllo, accelerava bruscamente tentando di sfuggire al controllo. Ne scaturiva un pericoloso inseguimento, con i carabinieri che raggiungevano il veicolo in fuga, costringendo i malviventi ad abbandonarlo e a proseguire la fuga a piedi, per poi disperdersi per le campagne vicine, aiutati anche dall’oscurità dei luoghi.

Sono stati frangenti particolarmente tesi, con i carabinieri che, vistisi puntati un revolver contro a brevissima distanza, avevano avuto la lucidità e la freddezza di non sparare, benché legittimati in quella specifica circostanza all’uso delle armi. Il malvivente che impugnava l’arma, nella concitazione della corsa per i campi, in condizioni di precario equilibrio, perdeva il controllo della stessa pistola, facendola cadere a terra. Si trattava di un revolver Smith e Wesson calibro 38, con cinque cartucce nel tamburo, munito di fondina. Era una delle armi che era stata appena sottratta nella villa di Chiaravalle. All’interno dell’abitacolo del veicolo erano stati rinvenuti svariati oggetti di argenteria.

La particolare pericolosità evidenziata nella circostanza induceva i carabinieri e soprattutto l’autorità giudiziaria a stringere i tempi e provvedere alla cattura del pericoloso sodalizio.

Nel pomeriggio di ieri, dunque, le operazioni di cattura, in una condizione di particolare tensione operativa, trattandosi di soggetti in possesso di svariate armi. Localizzati in un appartamento a Lido Tre Archi, venivano letteralmente braccati dai carabinieri, ai quali non avevano aperto la porta, fingendo di non trovarsi in casa. Le operazioni di immobilizzazione si risolvevanpo in pochi istanti, con gli arrestati che tentavano comunque di divincolarsi e fuggire. Ad essere arrestati in esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare in carcere:

Markja Juli, cittadino albanese, classe ‘85, senza fissa dimora in italia;

Sula Arjan, cittadino albanese, classe ‘91, senza fissa dimora in italia;

nella circostanza veniva anche sottoposto a fermo Koxha Kreshnik, cittadino albanese, classe ‘87, senza fissa dimora in italia, riconosciuto per uno dei fuggitivi al casello di Porto Sant’Elpidio.

Un altro componente della banda (Gega Adrian, cittadino albanese, classe ‘90), era già detenuto per altra causa nel carcere di Poggioreale, presso cui gli veniva notificata la stessa misura di custodia in carcere. Ad un quinto complice (Xhyra Tauland, classe ‘82) veniva applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla p.g. di Rovigo, dove abitava da qualche tempo.

La banda deve rispondere di numerose ipotesi, a vario titolo, di rapina, sequestro di persona, furto, ricettazione e porto abusivo di armi.

Individuato, nel corso dell’operazione, anche un gioielliere del Teramano, che riciclava l’oro rubato dalla banda, provvedendo all’immediata fusione dei monili.



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