Scampò alla strage di Sambucheto

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 21 settembre 2014 – In un agguato sotto casa, è rimasta ferita venerdì pomeriggio la giovane Rosa Carducci, 29 anni. Per fortuna ha riportato solo conseguenze poco gravi la ragazza, la cui vita è stata tragicamente segnata da uno dei fatti di sangue più gravi che si siano mai registrati in provincia. Rosa Carducci era solo una bambina di 11 anni quando, la sera del 6 marzo del 1996, un commando armato composto da tre uomini entrò a casa sua e uccise suo padre, sua madre e suo nonno. Un triplice omicidio, ancora oggi ricordato come la strage di Sambucheto.

Da quel giorno tremendo Rosa è andata a vivere con alcuni parenti e di lei non si è saputo più nulla fino al settembre del 2012, quando la polizia l’ha arrestata a Tolentino con l’accusa di spaccio di eroina. Ad ammanettarla fu proprio uno degli agenti della Squadra mobile che si era preso cura di lei dopo il triplice omicidio. La ragazza era finita con alcuni tunisini, con i quali aveva iniziato a spacciare stupefacenti. Per quei fatti, è stata condannata a un anno di reclusione. Da allora Rosa ha cambiato amicizie e diverse residenze, si è legata a un senagalese (ora in carcere) e dal matrimonio a dicembre è nato anche un bambino. Ma purtroppo questo non è bastato a farle cambiare vita. L’altra sera, l’assalto a sorpresa: alle 19, rientrando nel condominio di Trodica dove abita da qualche tempo, uno sconosciuto alle spalle l’ha aggredita con un coltello.

Per fortuna l’ha colpita solo di striscio al costato. Subito soccorsa, la ragazza è stata portata in ospedale a Civitanova, dove è tuttora ricoverata. Le sue condizioni comunque non sono gravi.Sull’episodio ora stanno indagando i carabinieri. Rosa Carducci ha detto di non conoscere l’uomo che l’ha aggredita, che sarebbe un nordafricano. Ma le indagini si stanno già concentrando negli ambienti frequentati da lei. Un ennesimo, brutto capitolo nella storia di una ragazza la cui vita non può non essere stata condizionata dall’omicidio di suo padre, Giovanni Carducci, di sua madre, Giovanna Ascione, che era in attesa di un altro bambino, e del nonno, Giovanni Ascione. A ucciderli furono Salvatore Giovinazzo e Marco Schiavi, figlio di Gianfranco Schiavi, noto come il «mastino»: quest’ultimo era stato il mandante del regolamento di conti, per punire Carducci che voleva mettersi in proprio nell’attività criminale. Per quel fatto, tutti e tre sono stati condannati all’ergastolo. Rosa scampò al massacro perché era in un’altra stanza, e si nascose sotto al letto quando sentì l’irruzione nel casolare dove viveva con la famiglia.



 

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