Scatta divieto di pesca in Adriatico. "Vendono il mare alle lobby del petrolio"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), 25 luglio 2015 – Una bomba è pronta a deflagrare e ad inghiottire in un immenso gorgo, le flottiglie pescherecce, specialmente quella sambenedettese e pescarese, che calano le reti nella ‘fossa di Pomo’. Compreso il ‘fondaletto’, finora escluso dalla Zona di Tutela Biologica, frutto del decreto firmato dal Ministero delle Risorse Agricole e della Pesca e dai dirimpettai della Croazia che entrerà in vigore lunedì 26 luglio. Sì, tra 2 giorni scatterà il divieto di pesca per la specifica area dell’Adriatico, qualcosa come 6.200 metri quadri di mare.

Una vera e propria iattura che, al momento, non sembra avere una soluzione, per una serie di fraintesi politico – amministrativi. Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, sollecitato dagli armatori – pescatori pescaresi, ha prontamente interpellato il sottosegretario del Ministero delle Risorse Agricole e della Pesca, Giuseppe Castiglione, proponendo lo slittamento dell’entrata in vigore del divieto di pesca al 16 agosto, data d’inizio del riposo biologico. Nel periodo del fermo pesca un ‘tavolo tecnico’ avrebbe analizzato un’alternativa meno fiscale, così da permettere alle flottiglie pescherecce di evitare il collasso, considerando – la puntualizzazione del presidente del Ceimas, Nazzareno Torquati – che più di 35 motopescherecci di grossa stazza della marineria sambenedettese calano le reti nelle aree di pesca di Pomo e del ‘fondaletto’.

Il sottosegretario Castiglione si è detto d’accordo sulla proposta solo se fosse stata avallata dagli assessori regionali del Molise, Abruzzo e Marche. Caso risolto? Ma neppure a pensarci, poiché sembra che le Marche abbia detto no alla proroga del divieto, dando credito all’opposizione delle associazioni di categoria del nord della regione. Che fare? Oggi gli armatori – pescatori sambenedettesi e pescaresi dovrebbero incontrarsi per decidere sul ventilato ricorso al Tar, per sospendere l’entrata in vigore del penalizzante decreto – ha detto l’armatore Andrea Marchegiani – che vuol dire lo sterminio delle marinerie del medio Adriatico. In caso contrario, scampi, gamberi e altre qualità di pesce scompariranno dalle tavole dei consumatori. Si arriverà a centrare l’auspicato obiettivo? Si spera, anche se per Andrea Marchegiani c’è un motivo che giustifica il divieto di pesca: «Siamo stati venduti alle lobby del petrolio». Come dire: l’isola di Pomo e dintorni fa gola al settore petrolifero. «Altrimenti – la conclusione – per ricostituire le risorse ittiche con le aree di tutela non si sterminerebbero le flottiglie pescherecce».

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