Schianto in A14, il pianto della madre di Cristina: "Non posso vivere senza di lei"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
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Fermo, 27 dicembre 2014 - «Era una ragazza forte. Ero sicura che ce l’avrebbe fatta, ma così non è stato». Piange e ripete più volte questa frase Valentina, la mamma di Cristina Diana Gheorghita, la ragazza di 19 anni che ha perso la vita in seguito ai traumi riportati nell’incidente in A-14, nel territorio di Porto Sant’Elpidio, avvenuto la sera della Vigilia di Natale, verso le 21. Sul posto per i rilievi è intervenuta la polizia autostradale di Porto San Giorgio.

Ieri alla mamma è toccato il compito crudele del riconoscimento della salma di sua figlia, all’obitorio dell’ospedale regionale di Torrette. «Un dolore che non so e non posso descrivere – dice – ma non si smette di essere madre, nemmeno se tua figlia muore». Valentina trova il coraggio di raccontare gli attimi infiniti del terribile momento dello schianto, quando la Renault Twingo su cui viaggiava in compagnia dei tre figli e del genero è entrata in collisione con altre due auto. «Sento ancora il colpo – racconta – il rumore delle lamiere contorte. Vedo la macchina che si ferma in bilico su un lato. Urlo e chiamo i miei figli. In macchina mancavano il piccolo (di sette anni) e Cristina, sbalzati fuori dall’impatto». Valentina si è precipitata fuori dall’auto e mentre il figlio ha risposto ed era in piedi in mezzo all’autostrada, Cristina non rispondeva. «Chiamavo, ma non la sentivo, né vedevo. Poi… eccola, era distesa a terra al lato della strada – ricorda – mi sono avvicinata. Respirava, ero sicura che ce l’avrebbe fatta. Per me bastava vederla respirare. Ma non è bastato».

Mentre Valentina è stata trasportata al pronto soccorso di Fermo, per sua figlia Cristina è iniziata la corsa contro il tempo all’ospedale regionale di Torrette, dove è stata subito sottoposta ad intervento chirurgico in seguito ai forti traumi interni riportati. «Ho pensato che sicuramente i medici l’avrebbero salvata – prosegue la mamma –. Il mio cuore non poteva pensare alla sua morte. Nemmeno per un istante». Intorno alle 11 del giorno di Natale Valentina è stata avvertita del peggioramento delle condizioni della figlia. E alle 12.30 ha ricevuto la telefonata che le ha strappato l’anima. «Parti subito, mi ha detto il fidanzato di mia figlia, Cristina non ce l’ha fatta». Valentina racconta del mondo crollatole addosso, di un dolore senza confini, incontenibile, che sa bene, il tempo di una vita non potrà guarire.

«Immaginate quello che ho provato, che provo e proverò per ogni momento finché avrò vita. Come si fa ad immaginare un mondo senza di lei? – dice – Senza la sua umiltà, il suo mettere gli altri dinanzi a sé stessa, il suo sorriso sempre pieno di calore». «Cristina era così – sussurra – era forte, aveva superato tanto ostacoli, era abituata a fare da sé, a non chiedere aiuto ma a darlo. Per questo ero sicura che ce l’avrebbe fatta». «Non sappiamo ancora quando sarà celebrato il rito funebre – dice – la cerimonia sarà secondo il rito cristiano ortodosso. E tutto dovrà essere perfetto. Sarà vestita di bianco, da sposa, come secondo la nostra tradizione». Piange, Valentina, ma nelle lacrime trova la forza di ringraziare tutte le persone che hanno dimostrato affetto alla sua famiglia e hanno amato Cristina. Così bella e così speciale e così difficile da lasciare andare via per sempre da questa terra.



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