Sciopero, 600 maceratesi ad Ancona. «Intimidazioni e ricatti nelle fabbriche»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 13 dicembre 2014 – «Esprimiamo grande soddisfazione per la riuscita dello sciopero generale e della manifestazione regionale che si è svolta ad Ancona». Così Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil, commenta la giornata di protesta che ieri ha visto incrociare le braccia tanti lavoratori contro le politiche economiche del Governo. Dalla Provincia di Macerata hanno partecipato più di 600 persone partite con 10 pullman e anche con mezzi propri. La Cgil sottolinea come le adesioni allo sciopero siano state altissime. La media provinciale si attesta attorno al 40% con punte del 78% alla Nazareno Gabrielli Diaries di Tolentino, 53% alla G.I.&E. di Porto Recanati, 60% alla Tombolini Industrie di Colmurano, 48% alla Laipe di Tolentino. Molto buoni anche i risultati del pubblico impiego che ieri sera non erano ancora pervenuti.

«Il successo della manifestazione è anche frutto di centinaia di assemblee che abbiamo svolto nei luoghi di lavoro, in nessuna delle quali qualcuno ha messo in dubbio la giustezza dello sciopero», spiega Taddei.

«Ma è ancor più significativo se si considera che molti lavoratori che avrebbero voluto partecipare, non hanno potuto farlo. Non mi riferisco a chi ha avuto problemi personali o di natura economica, ma a coloro che hanno subito pressioni da parte delle imprese. In alcuni casi, ad esempio, i capireparto sono andati a chiedere ad ognuno se avrebbe scioperato, con una chiara volontà di mettere le persone in difficoltà. In altri ci sono state anche intimidazioni più o meno velate e ricatti. Abbiamo avuto diverse segnalazioni di questo tipo». Ad ogni modo, il successo della giornata, secondo il segretario della Cgil, è la conferma che la strada di far sentire la voce dei lavoratori è quella giusta.

«Era questa l’unica risposta possibile alle misure del Governo contenute nella legge di stabilità e nel jobs act», spiega Taddei.

«I lavoratori e le lavoratrici, in una situazione economica così difficile, hanno sacrificato una giornata di lavoro per proporre un modello di sviluppo diverso basato sulla creazione del lavoro, nel rispetto dei diritti e della dignità. Hanno scioperato anche per tutti quei lavoratori che avrebbero voluto ma non hanno potuto. Hanno scioperato anche per i precari e disoccupati a cui il lavoro manca, ma che hanno diritto ad un futuro lavorativo degno. Hanno scioperato – la conclusione – contro la corruzione, il crimine organizzato e l’evasione fiscale. Hanno scioperato per una società migliore».



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