Sgarbi: «Erotismo e sensualità nelle mostre pasquali a Urbino»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 30 marzo 2015 – A Pasqua, come in tutte le feste, si rinnovano quelle socialità che le città ricche di fermenti culturali come vuol essere Urbino stimolano attraverso iniziative destinate a far discutere.

Se il ritorno seppur momentaneo degli Uomini Illustri nello Studiolo del Duca e quello definitivo della Muta restaurata si accomodano nelle stanze più nobili della storia locale, l’apertura del Castellare, per ospitare fino al 17 maggio la liaison dangereuse della Cleopatra di Artemisia Gentileschi con l’intrigante accoppiata Félicien Rops-Riccardo Mannelli, è destinata ad aprirsi a ragionamenti e dibattiti di tutt’altro genere e ampiezza.

Qui le opere parlano al visitatore un linguaggio che attraversa da sempre i confini dell’arte e non si è mai interrotto: il corpo, femminile ma non solo, nelle sue rappresentazioni più esplicite dal naturalismo all’erotismo.

«In questa mostra i miei disegni trovano nuove declinazioni e spunti estremamente interessanti» spiega Mannelli.

«Un accostamento fortemente voluto dalla galleria e casa editrice romana Philobiblion, che mi ha rispedito indietro di 150 anni fino a raggiungere il grande incisore belga Félicien Rops che è stato un mio “seminale”: anch’io come lui ho adottato il motto latino “naturalia non sunt turpia”».

E con la Cleopatra, il viaggio nel tempo si fa ancora più ampio fino a raggiungere il 1620, nel cuore del caravaggismo di un’artista che ancora oggi è il prototipo del femminismo in quanto ebbe la forza di denunciare il suo stupratore, il pittore Agostino Tassi, per un processo che sarebbe stato poi celebrato anche dal cinema e dalla letteratura.

«In omaggio a questo accostamento voluto da Sgarbi» rivela Mannelli «ho creato per l’occasione due opere esposte, “Cleo, la Regina del Burlesque” e “Cleopatra non muore” in quanto strozza l’aspide e rimette in discussione il suo destino».

Margini per una provocazione più verbale che nei fatti. «Delle opere d’arte non si giudica il soggetto ma la qualità» ammoniva del resto Giorgio De Chirico. Ma è la centralità carnale e magnetica della splendida Cleopatra a catturare lo sguardo fin dall’ingresso nell’esposizione.

«Si tratta di un quadro importante» spiega Sgarbi «perché riassume la lezione di Caravaggio nel corpo di una donna pesante, di cui percepiamo quasi gli odori e gli umori della tensione emotiva, determinata nell’uccidersi e nel cui volto la pittrice si ritrae, con una concessione al gusto del padre Orazio Gentileschi nei panneggi che in parte la ricoprono».

Al termine della giornata l’attrice Sabrina Colle ha poi recitato nella Casa della Poesia un monologo di Vittorio Sgarbi dedicato a Cleopatra.

Ma l’itinerario delle visite primaverili alla città di Urbino non si concluderà sulle prospicienze di piazza Duca Federico, perché così come il Tintoretto aveva reso omaggio al Natale, a celebrare le festività pasquali protraendosi fino al 28 giugno sarà, ancora all’Oratorio di san Giuseppe, una grande pala d’altare del manierista bolognese Prospero Fontana che fa di Urbino una sorta di sede distaccata della mostra felsinea “Da Cimabue a Morandi”.

Un’opera collocabile al 1564, di poco successiva alla collaborazione del Fontana con il Primaticcio a Fontainebleau e suggerisce il prossimo affrancamento dal Manierismo e socchiude le porte al naturalismo caravaggesco e a nuovi slanci della storia dell’arte. In questo percorso di accostamenti semantici, ora l’Assessore alla Rivoluzione arriva a proporre alla città di Urbino una Resurrezione.



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