Sgarbi, un "tris" di mostre in più: da Tonino Guerra a Basilè e Tintoretto

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 21 dicembre 2014 – «Questa è la seconda tornata di mostre di dicembre, e ci siamo insediati a giugno»: la presentazione-anteprima per la stampa delle esposizioni, una dedicata a Tonino Guerra, una con un viaggio nei 10 anni di lavoro del fotografo Matteo Basilè, la terza con il dipinto del Tintoretto, prevede un Vittorio Sgarbi incontenibile e frizzante che si compiace di aver portato «ben sei mostre a Urbino in poco tempo: il viaggio deve partire dalla Bella Principessa di Leonardo, è lei l’attrazione principale, che trascina i visitatori a vedere la mostra di Bonechi sempre a Palazzo Ducale e poi conduce alle altre», spiega l’assessore.

«D’ora in avanti, Urbino avrà il 5 dicembre come il giorno in cui tutto inizia e il nuovo patrono sarà san Vittorio. Tutto quello che faccio, lo faccio per la Crespini», ha proseguito con le battute e i colpi da teatro. Sulla mostra “Amarcord Tonino Guerra tra poesia e polis”, Sgarbi ha fatto intervenire il direttore dell’Accademia di Belle Arti Umberto Palestini, che ha illustrato un volume splendido curato dall’editore Baskerville, e il curatore della mostra Luca Cesari: «Nella mostra c’è il dialogo di Tonino con i suoi amici pittori, ci sono le opere che provengono dalla sua casa di Pennabilli, che è un museo della sua collezione di opere d’arte – ha detto Cesari –. Abbiamo voluto dare spazio all’immagine perché in Tonino essa è origine e motivazione di un percorso creativo. Non sappiamo se in principio lui abbia fatto prima gli acquarelli o prima versi perché abbiamo trovato acquarelli del ’42 che sono antecedenti alla sua prima raccolta. Poi, bisogna ricordare che Tonino Guerra a 70, 80 anni dipingeva come un matto, lasciando tra le 3mila e le 4mila cose di vario genere, tanto che presto si potrà pensare ad un catalogo ragionato su questo materiale». «La poesia vuole essere utile alla città, che diventa più bella, più viva – ha aggiunto Sgarbi – e se Urbino avesse avuto Guerra invece di Bo sarebbe stato meglio, perché avrebbe dato più vitalità alla città». Di grande impatto è poi la mostra di Matteo Basilè, nel piano utilizzabile della Data, con circa 60 gigantesche fotografie che inchiodano il visitatore per la loro umanità e crudezza: «E’ un luogo magico che raccoglie varie stratificazioni, con un’archeologia industriale che non ti aspetti – ha detto l’artista –. Il mio è un percorso sull’umanità, con un omaggio alle donne, la più grande minoranza esistente, e agli anti eroi che ho incontrato nella mia vita». Sgarbi si è quindi precipitato al Castellare per Guerra, poi è stato trascinato dal sindaco in giunta, poi è tornato in teatro, poi da Basilè e da Tintoretto. Con la presentazione di oggi, in cui Sgarbi è stato incontenibile, scattante e imprevedibile più del solito, il critico d’arte assume una nuova delega, tutta urbinate (ci venga consentita la battuta), di “assessore al Rapasceto”.



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