Shoah, l’odissea dei deportati rivive nella memoria

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 28 gennaio 2016 – Nella giornata della memoria, celebrata ieri in prefettura, sono state consegnate le medaglie d’onore ai cittadini militari e civili che sono stati deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto. Nazzareno Maccari, nato a Tolentino il 13 luglio 1926, è l’unico tra i premiati a essere ancora in vita (per gli altri insigniti, hanno ritirato la medaglia i familiari). «Per me è un onore, un piacere e un privilegio – ha dichiarato il prefetto Roberta Preziotti – consegnare la medaglia nelle mani del decorato. Quando fu deportato aveva 18 anni e oggi ne ha quasi 90, fu testimone oculare di quanto avvenuto, riceve il nostro abbraccio».

Maccari, in seguito ad azioni di rastrellamento compiute dai reparti italiani delle SS, fu catturato come civile a Tolentino il primo maggio del 1944 e condotto nel centro di raccolta e smistamento di Sforzacosta. Poi fu deportato in Germania e internato nel lager di Khala dove ha svolto il lavoro di operaio.

Il lager fu liberato nel 1945 dagli americani. Al rientro in patria, Maccari ha fatto l’agricoltore e successivamente il falegname. Sono stati premiati Nazareno Raggi, nato nel 1914 a San Severino, morto nel 1994 (ha ritirato la medaglia la figlia Pierina Raggi); Dante Pannelli, nato a Macerata nel 1907, morto nel 1945 (hanno ritirato la medaglia la figlia Elia Pannelli e la nipote Suor Eugenia); Giuseppe Ferretti, nato a Mogliano nel 1914, morto nel 1999 (hanno ritirato la medaglia le figlie Giuseppa ed Ermelinda Ferretti); Properzio Properzi, nato a Potenza Picena nel 1912, morto nel 1988 (hanno ritirato la medaglia i figli Giuseppe e Mario Properzi); Gino Sigismondi, nato a San Severino nel 1923, morto nel 2003 (hanno ritirato la medaglia le figlie Renata e Angela Sigismondi); Armando Montedoro, nato a Treia nel 1921, morto nel 2006 (ha ritirato la medaglia la nuora Maria Teresa Domizi); Fernando Palmucci, nato a Treia nel 1913, morto nel 1993 (hanno ritirato la medaglia i figli Ivano, Addis e Rita Palmucci); Giulio Rigoni, nato a Pieve Torina nel 1909, morto nel 1944 (ha ritirato la medaglia la nipote Sara Tomani).

«Quando il ricordo del singolo – ha sottolineato il prefetto – si cristallizza e si condivide, diviene memoria collettiva. A noi il compito di evitare che la memoria diventi museo, un sepolcro imbiancato. Quanto accaduto ci deve ancora profondamente emozionare».

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