"Siete delle capre". Il giudice lo assolve

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano, 21 giugno 2015 – Il primo è stato Vittorio Sgarbi. Il secondo Massimo Pagnoni, in arte Rosa Della Cecca, figura cabarettistica locale di Fano. Entrambi hanno urlato o scritto “capra” a chi non gli andava a genio. Ma nel secondo caso i destinatari non l’hanno presa per niente bene. Sono due centralinisti del Comune di Fano.

Un passo indietro: una mattina di un anno fa Massimo Pagnoni telefona in Comune per parlare con qualche ufficio interno, ma il centralinista lo “parcheggia” in attesa per 3 minuti e mezzo.

Poi Pagnoni sente buttar giù. Pochi minuti più tardi, si mette al computer e scrive su Facebook una lettera al sindaco: «…caro Massimo Seri (il sindaco) vedi di cambiare i centralinisti, una capra capisce di più».

E poi c’era anche un «…bestie» e pure «testa di c…».

I due bersagli si sono poi rivolti ad un legale e hanno denunciato per diffamazione Pagnoni chiedendo un risarcimento danni con la costituzione di parte civile.

Nei giorni scorsi, c’è stata la sentenza: nessun procedimento nei confronti di Rosa Della Cecca, perché l’offesa era blanda. Ecco cosa ha scritto nella motivazione il giudice Elisabetta Morosini: «Rosa della Cecca è un personaggio satirico molto noto in ambito locale interpretato dall’imputato Massimo Pagnoni. Le espressioni sono quindi per loro natura caustiche, corrosive, velenose, sopra le righe. Si tratta di caratteristiche irrinunciabili della satira. Ma soprattutto uno Stato democratico garantisce e tutela il diritto di critica dei cittadini rispetto all’operato delle persone preposte a un servizio pubblico (siano esse centralinisti, agenti di polizia, magistrati, politici)».

Il magistrato sottolinea «bestie» e «testa di c…» sono insulti ma «blandi».

Critica, in forma di satira, dell’operato di incaricati di pubblico servizio. C’era da considerare anche l’aggravante del motivo futile e abietto, così come sostenevano i centralinisti denuncianti. Il giudice ha escluso questa eventualità ricordando che il motivo «abietto è ripugnante e spregevole, cioè è quel motivo che spinge l’individuo ad agire per soddisfare un’esigenza ritenuta dalla morale particolarmente ignobile e che rivela una particolare malvagità del protagonista».

E il giudice Morosini ha scritto che «il contesto della vicenda consente di escludere che si versi in una di tali situazioni». Ecco perché Pagnoni-Rosa Della Cecca è stato prosciolto. Deve ringraziare il suo buon umore.

di ro. da.



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