S’invaghisce di una collega e quando viene respinto le manomette il computer

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 13 giugno 2015 – Prima una corte pressante, poi una gragnola di sms e mail infarciti di insulti, fino ad arrivare a manomettere la casella di posta elettronica. E’ la condotta tenuta da un sottufficiale della Marina militare in servizio ad Ancona, che si era invaghito di un’impiegata della base anconetana, un atteggiamento sopra le righe che gli è costato una condanna a 6 mesi di reclusione per accesso abusivo a sistema informatico.

L’uomo, oggi 54enne, è stato invece assolto dalle accuse di molestie e ingiurie. I fatti risalgono all’autunno 2008, quando tanto il sottufficiale, quanto l’impiegata di 8 anni più giovane lavoravano alla stessa base di Ancona. La donna ha cominciato a ricevere fiori e biglietti anonimi molto galanti, arrivati da un ammiratore sconosciuto. Pian piano il sottufficiale è venuto allo scoperto, mostrando apertamente il suo interesse, ma la donna poco dopo è stata trasferita in un altro ufficio della Marina militare. E’ stato a questo punto che l’impiegata ha cominciato a ricevere messaggi anonimi sul telefonino e per posta elettronica molto offensivi, ma tutti spediti da mittenti sconosciuti. Il primo sembrava spedito dai colleghi del nuovo posto di lavoro: «Qui non ti vogliamo», il succo della missiva. Da allora i messaggi si sono fatti sempre più oltraggiosi: alcuni contenevano semplicemente un epiteto.

A un certo punto la donna non è più riuscita ad accedere alla sua posta, perché è stata manomessa la password. Sono quindi partite le indagini, che hanno permesso di scoprire che alcune mail erano arrivate da un’utenza della base in cui prestava servizio il sottufficiale. Anche la manomissione della posta elettronica della vittima sarebbe avvenuta da un pc della stessa base, in un orario in cui il marinaio era al lavoro. I messaggi, invece, erano stati spediti da una cabina telefonica. Il giudice non ha ravvisato prove che sms ed e-mail fossero stati spediti dall’imputato, che è stato però condannato per la manomissione della password.

 



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