«Sito Unesco a rischio senza il Piano Strategico»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 29 dicembre 2014 – Che fine ha fatto il Piano strategico? Fino a qualche mese fa, con la vecchia amministrazione Corbucci, sembrava essere un caposaldo politico e gestionale, ora non se ne sente più parlare. Ma per l’urbanista Paolo Ceccarelli questo è un capitolo che non può essere chiuso. Almeno non del tutto. Anzitutto – spiega – «a quel che mi risulta deve essere ancora inviato all’Unesco, a Parigi».

Quel che più preme è tuttavia il Piano di Gestione, contenuto nel documento. «L’Unesco è indifferente ai cambiamenti amministrativi e l’atto di nomina di un centro storico (tra l’altro sono pochi quelli riconosciuti in Italia e in Europa) pone dei principi e degli obiettivi. Per il Piano di gestione il patrimonio da sé non basta».

Che intende dire con questo?

«L’Unesco procede alle sue assegnazioni sulla base delle richieste che vengono dal locale. Questo comporta una serie di condizioni che vanno rispettate e che non possono essere tralasciate».

Insomma lei dice che non può dipendere tutto dall’indirizzo politico e dalle scelte di chi subentra?

«Prima di rispondere occorre fare una distinzione. Tra Piano strategico, questo sì un documento di indirizzo politico e il Piano di gestione che, come ho detto, comprende degli impegni presi, azioni che in maniera condivisa sono state ritenute strategiche».

Qualche esempio pratico?

«C’è indicata per esempio la riorganizzazione di tutta la mobilità e del traffico della città, il decoro urbano, la sistemazione delle insegne dei negozi. Sono punti che sono vincolanti. Un altro di questi punti è la valorizzazione del complesso del Palazzo Ducale – Rampa – Mercatale (con la trasformazione in luogo di eccellenza) e del pendìo delle Vigne, che negli anni è diventato un bosco, qualcosa che nulla ha a che vedere con il passato. Ecco questo è un passaggio importante del Piano di gestione. In questo versante, che è lo specchio naturale della facciata con i Torricini, si sono poste le basi della prospettiva. L’impegno è quello di mettere fine a questa situazione ma una visione frammentaria finora l’ha impedito accantonando la cosa nel dimenticatoio».

Ne ha mai parlato con il sindaco Gambini?

«Sì, prima che venisse eletto. Era convinto di questa cosa. D’altronde tutti possono constatare qual è lo stato attuale del pendio. Ha praticamente eclissato la Fortezza Albornoz».

Insomma l’Unesco su questo accetterà virate?

«Ci sono impegni internazionali che vanno mantenuti al di là delle amministrazioni. Ma in generale in Italia questo non succede».

Quali rischi concreti ci sono?

«L’Unesco invia dei Commissari a valutare il lavoro fatto. In certi casi si può essere anche depennati».

Ha avuto più nessun contatto con l’attuale giunta?

«Sì con l’assessore Cioppi e ho constatato che su molte delle altre questioni su cui ho accennato c’è grande interesse».

Proprio sulla Data Sgarbi ha avanzato ipotesi diverse da quelle del Piano strategico…

«L’importante non è cosa si farà, ma che venga riutilizzata».

Restiamo su Sgarbi: di recente ha lanciato l’idea del Montefeltro all’interno dei siti patrimonio dell’umanità. Che ne pensa?

«L’idea non è nuova, anche se finora ha incontrato delle resistenze».

E quali?

«Ad Urbino già il concetto di estendere la tutela Unesco a San Bernardino generava paure all’interno dell’amministrazione. Il timore è sempre stato quello di perdere potere con l’allargamento dei confini. Ho cercato di far capire che è vero il contrario. Detto questo sarebbe molto interessante un progetto del genere ma bisogna fare molta attenzione. Il problema che si pone è che tutta questa roba va poi gestita. Non basta candidarsi, ma occorre che i Comuni si assumano responsabilità di gestione, servono istituzioni e mezzi per occuparsi poi della tutela e della parte operativa».

Quanto è costato in termini economici il Piano strategico?

«Circa 50mila euro».

Ma non è stato valutato il rischio che a progetto finito venisse archiviato da chi arrivava dopo?

«L’adozione a fine mandato è stato certamente un elemento di debolezza che non ho capito».

Beh è accaduto in concomitanza con la candidatura di Urbino a Capitale europea della cultura… a proposito a posteriori come legge questa vicenda?

«Al momento sto lavorando con Matera e devo dire che quello che c’è stato qui a Urbino non è avvenuto. Non c’è stata partecipazione popolare come a Matera. A Urbino ho visto più che altro un’operazione fatta dalla giunta regionale che, in qualche modo, ha espropriato la città stessa di scelte e considerazioni utili».

Lei è più tornato a Urbino?

«Sì, anche per via di alcuni strascichi che riguardavano il mio incarico».

SCENARI FUTURI IN 200 PAGINE

Oltre 200 pagine, mesi e mesi di lavoro, bozze su bozze. E poi tavoli nei quali i cittadini hanno potuto inviare i loro suggerimenti e le loro osservazioni. Questo è stato il Piano strategico, improvvisamente scomparso (nemmeno tanto inaspettatamente) dal dibattito pubblico.

Dicel’architetto Ceccarelli: «La documentazione è stata inviata al Ministero ma la procedura si chiude quando il materiale arriva a Parigi, all’Unesco».

Sembra suggerire inoltre lo stato attuale delle scelte politiche, naturalmente fino a prova contraria, che è rimasta la strategia ed è svanito il piano. Ma c’è un punto sul quale lo stesso Ceccarelli vuole insistere, ed è tra quelli contenuti nell’improrogabile Piano di gestione abbinato al faldone del Piano strategico. Sarebbe a dire la valorizzazione del complesso Data - Rampa - Mercatale - Vigne, su cui torna a insistere più volte. Sia perché compare anche nel programma di lavoro del Laboratorio Internazionale di Architettura e Disegno Urbano (Ilaud) di cui fa parte, sia perché rientra nella scheda “The Palace and its Landscape” per il programma Unitown-Unesco che approfondisce il nuovo approccio alla conservazione del patrimonio urbano tangibile e intangibile denominato “Paesaggio Storico Urbano”.

Essendo uno dei fondatori di Unitown – conclude Ceccarelli – negli scorsi mesi mi sono direttamente impegnato per far associare la nuova amministrazione comunale, l’Università degli studi di Urbino e l’Isia. Penso che questa costituisca un’opportunità da non trascurare anche perché consente un accesso più facile ai fondi Ue».

 



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