Sorelline abusate in moschea: orco condannato a nove anni

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Civitanova, 25 giugno 2015 – Le bambine lo chiamavano «zio», i loro genitori si fidavano di lui, e invece lui tutti i pomeriggi chiudeva la moschea e abusava prima di una e poi dell’altra, che avevano solo 4 e 5 anni. Per questo è stato condannato a nove anni di reclusione Ammar Halimi, tunisino di 64 anni. La Cassazione ha confermato la pena prevista in primo grado, a Macerata, e poi in appello ad Ancona. La vicenda inizia nel settembre del 2010. Una coppia si rivolge ad Halimi per chiedergli un favore: portare le loro bambine, che all’epoca hanno 3 e 4 anni, a scuola, andarle a riprendere alle 16 e tenerle il pomeriggio alla moschea, dove lui, rimasto senza lavoro, è stato accolto.

I genitori conoscono il tunisino da tanti anni, si fidano di lui e le piccole gli vogliono bene. Tutto sembra a posto fino a quando, nel giugno successivo, il padre si accorge che una bambina ha una gomma da masticare. Scopre che gliela ha data lo zio, in cambio di un gioco che hanno fatto. E quando lui le chiede quale gioco, ottiene una risposta che è un abisso di orrore: l’uomo si masturbava toccando la piccola. E la stessa cosa faceva anche con la sorellina. Ecco perché tanti fedeli avevano trovato la moschea chiusa nel pomeriggio, quando si presentavano lì per andare a pregare. Per le bambine, entra in azione l’unità di crisi per i minori vittime di maltrattamento o violenza sessuale del Salesi. Le piccole vengono visitate, e subito parte una denuncia. I genitori si rivolgono all’avvocato Linda Cavalieri, membro del direttivo dell’associazione Movimento per l’Infanzia, che in ambito nazionale si occupa di minori abusati e maltrattati e della loro assistenza sia a livello giuridico che psicologico. A luglio, il tunisino chiama i suoi amici, si scusa e li prega di perdonarlo e non denunciarlo, anche perché sta per ottenere la pensione.

Anche i responsabili della moschea chiedono alla famiglia di soprassedere, per non causare guai al centro di culto. A marzo dell’anno seguente, il tunisino viene arrestato a Civitavecchia mentre sta per andare in Tunisia: lui dice che non voleva fuggire, che doveva solo occuparsi di un affare per un conoscente. Nel gennaio del 2014, Halimi è stato condannato a nove anni di reclusione. La pena è stata confermata in appello e poi anche in Cassazione (dove la famiglia è stata assistita dall’avvocato Paolo Sfrappini), nei giorni scorsi. Il tunisino, difeso dall’avvocato Marco Poloni, ha sempre respinto le accuse.



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