Sostanza nociva nelle scarpe: il giudice ordina la distruzione

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Civitanova Marche, 10 aprile 2015 – Una sostanza chimica mette nei guai la società Carlo Pazolini di Civitanova, alla quale è stato imposto di distruggere venti paia di scarpe ritenute potenzialmente pericolose. La ditta si è rivolta anche al Tar per contrastare questo provvedimento, ma i giudici hanno respinto il ricorso. La vicenda è iniziata nel dicembre 2013, con un controllo del Nas di Bari in un negozio dove la società aveva inviato un paio di scarpe come modello per futuri acquisti. Proprio una di quelle scarpe venne sequestrata dai militari, e analizzata.

Gli accertamenti esclusero la presenza di cromo, formaldeide e pentaclorofenolo, ma emersero dei livelli di demetilfumarato superiori al consentito. Da qui l’ordine di distruggere le venti paia di scarpe identiche a quella controllata, e una segnalazione alla procura. Contro l’ordine di smaltire le calzature, Simone Domenella, legale rappresentante della Carlo Pazolini, ha presentato un ricorso al Tar con il quale, attraverso l’avvocato Pietro Siciliano, ha mosso diversi rilievi sulla vicenda: oltre a motivi formali, la società ha contestato il fatto di non aver potuto partecipare alle analisi sul campione acquisito, di non essere stata in grado di valutare come era stato conservato il campione, di non essere stata informata del fatto che le analisi avrebbero riguardato anche il dimetilfumarato, il fatto che il campione sia stato distrutto nelle analisi, che tra l’altro potrebbero avere un margine di errore tale da far rientrare la sostanza incriminata nei limiti di legge.

Nel procedimento al Tar si sono costituiti anche i ministeri della Difesa e della Salute. Quest’ultimo ha rilevato che la sostanza trovata nella scarpa è da ritenere nociva sia per inalazione che per contatto con la pelle, in grado di causare ponfi, edemi, reazioni di tipo orticaroide, irritazione delle prime vie aeree. I giudici hanno poi respinto i rilievi della società, e hanno confermato l’ordine di distruzione delle venti scarpe.

Contro la sentenza l’avvocato Siciliano annuncia l’appello al Consiglio di Stato. «I valori del dimetilfumarato sui singoli pezzi della scarpa erano nella norma, solo distruggendo il campione e rianalizzando tutto insieme si supera di pochissimo la soglia consentita. Un nostro consulente ha rilevato come questa sostanza sia la stessa messa nei container durante i trasporti, per evitare muffe e funghi, dunque potrebbe essersi trasmessa in quella fase. Per serietà la società non ha commercializzato quelle scarpe, ma le ha tenute in magazzino in attesa di chiarire tutto».



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