Spaccata al ‘Moby Dick’ per rubare gelato e patatine

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Porto Sant’Elpidio (Fermo), 12 settembre 2014 – I titolari del ‘Moby Dick’ avevano pensato di averla fatta franca, quest’anno e invece, la notte scorsa, i ladri hanno fatto visita allo chalet (sul lungomare centro), lasciando dietro di loro un bel po’ di danni: vetrate antisfondamento ridotte in mille pezzi, porte forzate, staccato l’impianto per l’allarme. Tutto questo per un bottino ridicolo, che altro non è stato se non una consumazione: qualche sacchetto di patatine, un gelato, una bibita e neanche 5 euro in monetine contenute in una ciotolina.

E’ l’ennesimo caso di spaccata negli chalet ad opera di ladruncoli che meglio sarebbe definire vandali visto che lasciano dietro di loro danni ingenti e non portano via praticamente niente. «Era da tanto tempo che non venivano» dice Maria Rucconi, titolare dello chalet, ricordando che, negli anni passati, episodi simili sono capitati diverse altre volte. L’altra sera, lo chalet era rimasto chiuso. Erano circa le 2, quando i delinquenti sono entrati in azione, prendendo di mira il baretto esterno, forzando la porta in legno, e la vetrata del locale che sono riusciti a sfondare (devono aver usato qualche oggetto particolarmente voluminoso e pesante), mandandola in frantumi e creandosi un varco per entrare nel locale. Nel frattempo era pure scattato l’allarme ma, loro non se ne sono preoccupati più di tanto: hanno arraffato i fili dell’impianto staccandoli, mettendolo a tacere.

«Siamo stati avvertiti dalla vigilanza» dice la Rucconi. I malviventi non avevano toccato il registratore di cassa: «Lasciamo sempre il cassetto aperto e vuoto. D’altra parte, chi lascia più i soldi in cassa?». Mentre al Moby Dick si faceva la conta dei danni, il loro vicino di chalet, Marco Ciccarelli (titolare di Papillon, e presidente dei balneari della Confcommercio) commentava: «E’ tempo di cominciare a lavorare insieme, magari tre, quattro chalet vicini, per ricorrere a una sorveglianza notturna. Ci dobbiamo organizzare così come hanno fatto altrove, con vigilanti, non armati che tengano d’occhio i nostri stabilimenti. Insieme amortizziamo la spesa e cerchiamo di stare un po’ più sicuri».



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