Spinelli, psicofarmaci e tanto alcol: l’emergenza inizia già a 11 anni

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Fermo, 5 settembre 2014 – Giovani, giovanissimi, cominciano a 11, 12 anni. All’inizio solo spinelli e sembra niente di male. Qualche volta la situazione sfugge di mano e allora arrivano anche gli psicofarmaci, si annaffia il tutto di alcol e la vita va in frantumi. Sono sempre più giovani gli utenti del servizio per le Dipendenze patologiche dell’Area Vasta 4, sempre più complesse le problematiche da affrontare, le comunità di recupero diventano l’ultima spiaggia di una situazione che i genitori da soli non riescono più ad affrontare.

A Capodarco c’è una delle comunità più strutturate, di quelle abituate a modificare le risposte a seconda delle esigenze, punto di arrivo per chi davvero vuole uscire dai problemi di droga. «Oggi la tossicodipendenza viene sottovalutata – spiega don Vinicio Albanesi – perché è finita l’epoca del buco degli eroinomani. E si finisce per non vedere che ci sono problematiche complesse e sostanze altrettanto pericolose. Stiamo abbassando la guardia, sembra tutto passato. Non per Capodarco, non per la nostra comunità che cambia casa e continua con un lavoro attento».

Riccardo Sollini, che della comunità è il responsabile, parla di una tossicodipendenza che oggi esce dagli schemi classici: «Noi ci occupiamo di giovani dai 18 ai 30, ma le problematiche si affacciano assai prima, molti abusano di sostanze legali, alcol, psicofarmaci, e poi finiscono nelle droghe illegali. C’è anche chi assume cannabis e resta fermo lì, tutti comunque hanno bisogno di un lavoro specifico, un percorso terapeutico che è anche una presa in carico della storia di una persona, del suo vissuto».

Gianna Sacchini, alla guida del dipartimento per le Dipendenze patologiche, parla di 480 persone seguite, non senza difficoltà: «Negli ultimi anni è cambiato di molto lo scenario, non ci si rivolge più al servizio, quasi si nega di avere un problema. Si comincia sui banchi delle medie, e anche qui nel nostro territorio abbiamo casi simili, per poi arrivare dopo anni ad avere disturbi della personalità, senza quasi rendersi conto dei danni che sono stati fatti, si perde interesse per tutto, per il lavoro, la scuola. Il fenomeno è molto mutato e c’è anche un contesto sociale che non ci aiuta. Si accede agli alcolici con molta facilità, a volte si offrono ai ragazzi modelli di vita non proprio consoni e si sentono legittimati a trasgredire come se niente fosse. Da parte nostra continuiamo, nonostante i tagli, a lavorare anche sulla prevenzione, in questi giorni abbiamo gli incontri formativi con gli insegnanti delle medie per offrire loro gli strumenti utili ad affrontare problematiche serie. Facciamo il possibile per parlare di prevenzione attraverso modelli validati a livello europeo».

La Sacchini sottolinea che ognuno deve fare la sua parte, gli amministratori dovrebbero collaborare con i servizi territoriali invece di vedere il Serd come un luogo da nascondere e da negare: «Un tossicodipendente che non riusciamo a curare è intanto un malato e non una persona che sbaglia comportamento. I suoi disturbi sono talmente tanti e vari che curarlo ci costa un’infinità, risorse che potrebbero essere investite in un lavoro più attento di prevenzione, ad esempio».



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