Strage a Giacarta, il racconto: "Gli spari a due passi da me"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 15 gennaio 2016 – «Ho sentito un colpo molto forte, ma non ho pensato subito a una esplosione. Così mi sono affacciato alla finestra dell’ufficio e ho dato una occhiata fuori dalle vetrate: ho visto in diretta la seconda esplosione. Una nuvola di fumo si alzava dall’interno del caffè Starbucks, un posto fra l’altro dove molti colleghi vanno anche per incontri di lavoro».

Chi parla è Francesco D’Ovidio, 44 anni, pesarese, alto funzionario delle Nazioni Unite. Gli uffici, con tutto il personale, circa 400 persone, sono all’interno di un grattacielo proprio davanti alla catena americana. L’area, nel cuore di Giacarta, poco distante dal palazzo presidenziale, dove ha agito il commando dei terroristi islamici causando la morte di sette persone.

Poi cosa è successo?

«Dopo pochi minuti è iniziata una violenta sparatoria tra le forze di polizia e i terroristi. Una caccia all’uomo durata un paio di ore».

Lei è l’unico italiano presente negli uffici?

«Sì».

Ha notizie del suo collega olandese che era nel caffè al momento dell’attacco?

«Sappiamo che era stato ferito, anche alla testa. Lo stavano operando».

Momenti di terrore?

«No, terrore non direi, ma paura e preoccupazione sicuramente. Peraltro erano anni che non si verificavano in Indonesia attacchi terroristici».

L’ordine che avete avuto qual è stato?

«Quello di concentrarci tutti nella zona centrale della stanza, allontanandoci dalle vetrate. Nessuno doveva lasciare gli uffici o prendere gli ascensori. Siamo stati bloccati all’interno del grattacielo per oltre due ore».

Fuori?

«È stata bloccata la strada davanti, molto grande, a quattro corsie. E così abbiamo atteso fino a quando ci hanno detto che la situazione era sicura».

Si sono diffuse notizie di ulteriori esplosioni nel cuore della città. Lei cosa sa?

«A me non risulta nulla».

Finita l’emergenza cosa ha fatto?

«La prima cosa è stata quella di avvertire i miei familiari a Pesaro, mia sorella e mia madre, per tranquillizarle, per dire che stavo bene e anche per raccontare che l’attacco era avvenuto proprio sotto i nostri uffici». La madre di Francesco D’Ovidio, Silvana Ratti, è titolare di una boutique d’alta moda a Pesaro e di un negozio d’abbigliamento a Bologna. «È stata una delle poche volte, che alzandomi – racconta – non ho seguito i telegiornali, altrimenti mi sarebbe preso un accidente. E pensare che mio figlio era tutto contento perché da un anno aveva lasciato la sede di Islamabad in Pakistan, per un Paese più tranquillo».

Francesco D’Ovidio ha lasciato Pesaro per raggiunge Giacarta lunedì mattina. E ora? «Per il momento non rientro – continua – resto qui». Tutto il personale Onu a Giacarta è costantamente monitarato da un servizio di sicurezza che aggiorna, momento per momento, i possibili pericoli.

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