Suicidi a Civitanova “Sempre più poveri e abbandonati” Italia, addio alla provincia felice

FONTE IL RESTO DEL CARLINO

I suicidi a Civitanova: grido d’aiuto di un Paese alla deriva

Civitanova, la rabbia della gente ai funerali dei coniugi suicidi (Foto Ansa)

Civitanova, la rabbia della gente ai funerali dei coniugi suicidi (Foto Ansa)

Civitanova Marche (Macerata) – Ecco il nuovo simbolo dell’Italia che non ce la fa più: Civitanova. La chiamavano la Parigi delle Marche per le scarpe di lusso, lo shopping, la ricchezza e il benessere. Ma da venerdì mattina Civitanova è l’emblema dell’Italia in ginocchio, della povertà che uccide, dei povericristi — persone per bene — che preferiscono scomparire che chiedere aiuto, perché si vergognano a chiedere aiuto. E il neo presidente della Camera Laura Boldrini — addolorata, contestata, sotto choc — ha confessato davanti a quelle tre bare: “Non mi immaginavo proprio che la nostra Italia fosse diventata così povera“. “Omicidi di Stato” urlava ieri la gente, inferocita, ai funerali di Anna Maria, Giuseppe e Romeo, tre storie, tre persone per bene suicide perché piombate nell’abisso della miseria. Un abisso dentro cui si sommavano e crescevano i debiti per i mutui, per le cartelle di Equitalia arrivate a minacciare il pignoramento dell’auto, per l’affitto e le bollette da pagare. Civitanova è un simbolo, ma anche uno ‘spartiacque’, perché probabilmente nulla potrà essere come prima, nella ex radiosa Parigi delle Marche, ma in fondo un po’ in tutta la ex gaudente provincia italiana, messa ko dalla crisi.  “Speriamo che il sacrificio di quei tre serva a qualcosa e a qualcuno” dicevano i più moderati ieri nella Civitanova che era un cocktail furente di lacrime e rabbia. Come dire: signori di Roma, datevi una mossa. A Civitanova oggi tanti negozi sono chiusi lungo il corso principale; la cassa integrazione e i licenziamenti stanno disegnando un tessuto sociale sconquassato. Flaviano Pipponzi, presidente provinciale di Cassa Edile, da 60 anni in cantiere e titolare di una delle imprese edili storiche in città, parla di questa trasformazione: “L’edilizia è il simbolo di questa crisi, un settore drogato negli anni passati da un clima da far west. Il boom del cemento ha portato a realizzare case ovunque, anche quando non servivano. Poi è arrivata la crisi, le banche hanno chiuso i finanziamenti mettendo in difficoltà gli artigiani come il povero Romeo che si è ucciso, e le ditte serie. Ora siamo pieni di case, senza soldi, e dentro una crisi che non finirà presto”. Civitanova, le mille Civitanova d’Italia, oggi sono ridotte così.

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