Sul Bove le sentinelle della Forestale: "Così proteggiamo i camosci"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 14 agosto 2015 – C’è chi per lavoro insegna, chi guida l’autobus, chi cura i malati, e chi la mattina parte alle prime luci del sole per farsi a piedi una decina di chilometri, in salita, fino ad arrivare a duemila metri, sulle cime dei monti. «In alcuni punti possiamo usare le pattuglie a cavallo o i fuoristrada, ma per sorvegliare le aree più rilevanti nel Parco dei Sibillini – spiega il vice questore Roberto Nardi, comandante della stazione del Corpo forestale di Visso –, non ci sono alternative: si fanno chilometri a piedi in salita».

La stazione di Visso controlla 40 agenti, dislocati a Castelsantangelo, Norcia, Montegallo, Montemonaco, Montefortino e Fiastra. A loro spetta, in base agli accordi con l’ente Parco, la sorveglianza mirata al lago di Pilato, alla piana di Castelluccio, sul Cardosa a Montemonaco e sul Bove sopra Ussita. E per far capire che cosa significhi davvero sorvegliare un’area di montagna, hanno invitato il Carlino ad andare con loro, proprio sul Bove. Seguendo il vice questore Nardi e l’assistente capo Paola Lucarini, abbiamo imboccato il sentiero che parte dall’hotel Felicita, a 1.300 metri di altitudine, e dopo un passaggio sotto alla macchia siamo sbucati in val di Bove. Abbiamo raggiunto la croce in cima, poi passando in cresta siamo arrivati al Bove sud, a 2.160 metri. Infine siamo scesi al rifugio Cristo delle Nevi. Sfiniti, ma ripagati dalla elettrizzante visione dei camosci: sul Bove stanno formando una comunità che oggi, dopo l’introduzione nel 2008, conta una novantina di esemplari.

«Il camoscio appenninico – spiega il comandante Nardi – era quasi estinto. Per questo è stato attivato un progetto finanziato dall’Unione europea, e degli esemplari sono stati liberati nei parchi di Marche e Abruzzo. Per proteggerli e favorire il loro inserimento in questo ambiente, è proibito il passaggio degli escursionisti sul Bove nord». E’ una tutela importante, per questo lungo il loro giro di controllo il comandante e l’agente Lucarini non si stancano di ripeterlo a tutti quelli che incrociano. Molti sanno del divieto, ma non tutti. Tutti invece si entusiasmano quando si riesce ad avvistare qualche esemplare, accucciato all’ombra tra le rocce, o mentre salta tra i dirupi. Ci sono anche mamme con i cuccioli, tenerissimi. «Sul Bove c’è anche il nido dell’aquila – prosegue Paola Lucarini –. Nel territorio del parco ci sono cinque coppie, e può capitare di vederle». E poi sono tornati i cervi, imponenti e maestosi, e i lupi.

A fare trekking sul Bove ieri c’erano molti turisti, ben contenti di incontrare gli agenti della Forestale per chiedere dove fossero i camosci, o come si mangiano i cardi selvatici, o come si raggiunge una determinata cima. «Alle persone fa piacere vedere che siamo in giro – aggiunge il comandante –. Raramente qualcuno reagisce male. Ad esempio a Castelluccio: lì per la fioritura della lenticchia arrivano tantissime persone, che si affollano lungo le strade e si fermano per le foto, creando code e ingorghi. Si fa fatica a mantenere l’ordine, e qualcuno si innervosisce».

Ogni tanto le multe vengono fatte per chi non rispetta i regolamenti del Parco (sui fuochi, sui cani, sul passaggio in zone inaccessibili o fuori dai sentieri, tutto a 50 euro), ma sono eccezioni. Per lo più, la presenza degli agenti dà sicurezza. E giustamente: ieri ad esempio un turista al rifugio del Cristo delle Nevi aveva problemi al cuore, e il fuoristrada del Corpo forestale ha prima accompagnato un medico su, e poi ha aiutato nei soccorsi vigili del fuoco e 118. «Ci chiamano per qualsiasi cosa, anche esagerando a volte: c’è stato chi ci ha chiesto di aiutarlo a scendere perché il tempo si stava annuvolando».

LEGGI LE NEWS DE IL RESTO DEL CARLINO

Le quadrelle 

Precedente Incidenti prima partita Fano-Ancona Successivo L'Oroscopo di oggi gli astri del Borghigiano