Telecom e Alitalia. Italia svenduta

IL BORGHIGIANO 2013

telecom bernabe

di Giulio Genoino

(AFFARITALIANI.IT)

Dunque Telefonica ha offerto ai suoi consoci di Telco di rilevare a due lire – cioè a 1,09 euro per azione – il 66% (e poi al 70%) della holding che controlla a sua volta il 22,4% del colosso nazionale telefonico.  Generali, Medobanca e Intesa Sanpaolo hanno detto sì.

L’Italia perde il controllo di un’impresa che ne ha scandito la storia industriale e che ha per decenni mietuto record di efficienza e tecnologia. Dalla telefonia mobile, dove siamo stati il Paese primo in Europa per sviluppo e efficienza, al codice mp4, inventato nei laboratori Telecom, un pezzo importante del “saper fare” italiano non viene venduto all’estero: viene svenduto.

Il mito dell’operazione “di sistema” – in virtù del quale nel 2007 le tre società italiane intervennero in Telecom – si è dunque dissolto. L’unica cosa che questi tre soci italiani si sistemano così sono i loro conti, avendo tutti più o meno già svalutato l’investimento in Telecom dal livello di 2,3 euro al quale lo fecero fin verso quota 1,09. Quindi ci rimettono ancora, ma poco.
Telefonica è l’unico socio “del mestiere”, nel senso che gestisce telefoni in mezzo mondo. Male, però, malissimo, oppressa com’è da un indebitamento lordo di 66 miliardi di euro che, sommato ai 42 di Telecom farà superare al totale la quota-monstre di 100 miliardi, impedendo al bestione qualunque agilità d’investimenti.

Dentro Telecom Italia, gli spagnoli troveranno la rete in rame e in fibra ottica, un’infrastruttura strategica per il Paese, su cui da tre anni governo e Telecom giocano di rimpallo chiedendosi chi debba investire e come affinchè la “banda larga” in Italia diventi realtà.

A luglio Telecom, per iniziativa del presidente Franco Bernabè – presto per definirlo “uscente”, ma è certo difficile che gli spagnoli lo confermino – aveva avviato le complesse procedure per lo scorporo della rete e il conferimento in una società a se stante, che in teoria potrebbe anche essere sfilata da Telecom e venduta a terzi, magari allo Stato, ma con Telefonica in una posizione di vantaggio per trattare le condizioni in base al proprio interesse. In tutto questo, il governo Letta si è distinto per il silenzio assoluto, come se un’operazione di questa natura non toccasse da vicino gli interessi strategici del Paese e come se Telecom non avesse nel proprio statuto una “golden share” che impone al governo italiano di dire l’ultima parola sull’assetto di controllo.

___________________________________________________________________________________________

airfrancebus2

Alitalia, AirFrance chiederà la ristrutturazione del debito

(AFFARITALIANI.IT)

Air France presenterà proposte per una ristrutturazione del debito di Alitalia. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando il quotidiano economico francese Les Echos, secondo il quale Air France ritiene che le necessità finanziarie di Alitalia non sono colossali.

Ieri sera la compagnia francese ha rinviato la decisione per un eventuale aumento della sua partecipazione in Alitalia, affermando di aver bisogno di più informazioni sulla situazione finanziaria del partner italiano.

La compagnia ha detto che il consiglio di amministrazione – riunito ore dopo che l’Italia ha aperto le porte a una sua scalata invitando il vettore franco-olandese a raddoppiare la sua quota del 25% – ha discusso l’analisi del suo management sulla difficile situazione finanziaria della compagnia italiana. “Il consiglio ha considerato che è fondamentale conoscere le informazioni che potrà fornire il gruppo dirigente di Alitalia in un prossimo incontro nel consiglio della compagnia italiana”, recita una nota. Alitalia riunirà giovedì il suo cda.

Questa chiara dichiarazione ha smorzato la speculazione di un’imminente offerta franco-olandese per Alitalia, che ha una necessità di ricostituzione di cassa stimata in circa 400 milioni di euro.

Intanto il governo apre all’ipotesi franco-olandese. “Dal nostro punto di vista non ci sono assolutamente preclusioni”, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, rispondendo a chi gli chiedeva della possibilita’ che Air France salga al 50% nel capitale di Alitalia. L’importante, secondo il ministro, e’, pero’, che l’Italia “non sia solo un posto per prelevare domanda, nel senso che 60 milioni di italiani sono un mercato interessante“. Ma, ha aggiunto, e’ fondamentale “avere garanzie su come venga salvaguardata la valorizzazione del nostro hub, i livelli produttivi e la possibilita’ che l’Italia continui a svolgere un ruolo di sviluppo nel settore aeroportuale”. “Alitalia e’ un’impresa strategica”, ha insistito Lupi, a margine dell’assemblea annuale di Assimpredil Ance, sottolineando che “con Air France e in particolare con il governo francese c’e’ un buon dialogo”. All’incontro del prossimo 26 settembre con il ministro dei Trasporti francese, ha ricordato, “parleremo non solo di alta velocita’, ma anche di piano nazionale aeroportuale”.

Precedente Gino Bartali, il Giusto tra le nazioni. Salvò 800 ebrei dal nazismo Successivo Crisi Indesit. Modifiche al piano insufficienti: Sciopero