Tentata strage alla Clementoni: chiesta perizia psichiatrica per l’imputato

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 24 settembre 2014 – Prima udienza oggi, in Corte d’Assise al Tribunale di Macerata, per il processo a carico del romeno Ioan Dafinu Nini, 44 anni. Il 28 giugno di un anno fa tentò tentò di introdurre all’interno di un magazzino della ditta Clementoni di Recanati, in località Fontenoce, un’auto con dentro sei bombole piene di gas da cucina e otto taniche di benzina per poi dar fuoco ai sedili e fuggire a bordo di un veicolo rapinato ad una maestra del vicino asilo nido, dopo averla minacciata con un coltello.

Oggi la difesa ha chiesto una perizia sul 44enne. Il romeno, fermato il giorno dopo l’attentato ad Ancona, era finito in carcere a Montacuto con le accuse di strage, incendio doloso, aggravato dal pericolo dell’incolumità nei confronti del personale, in quel momento al lavoro nella nota fabbrica di giocattoli, di rapina aggravata ai danni dell’educatrice d’asilo nido Alessandra Amichetti dalla quale, sotto minaccia di un coltello, si era fatto consegnare le chiavi della sua autovettura, con la quale poi è scappato, ed infine del reato di possesso di armi.

 

L’uomo per difendersi dall’accusa di reato di strage disse di aver ordito tutto questo al solo scopo di togliersi la vita, disperato dalla mancanza di lavoro, e che non voleva fare del male a nessuno. A seguito delle indagini dei carabinieri, però, e delle testimonianze dei dipendenti, che erano presenti quella mattina all’interno della Clementoni, che dissero di averlo visto dar fuoco a uno straccio, gettato poi sull’auto, prima di fuggire, dagli inquirenti era stata confermata anche l’accusa di strage per Ioan Dafinu Nini.

Solo per un miracolo e grazie alla tempestività dell’intervento di tre operai, Simone Lampa di Montecassiano, Fabio Meriggi di Recanati e Andrea Palanca di Porto Recanati, che stavano iniziando il turno di lavoro, il fuoco non si era propagato al resto della macchina evitando, così, che esplodesse e causasse gravissimi danni alle strutture ed al personale dipendente presente.



 

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