Tentata strage, l’imputato: “Volevo uccidermi e danneggiare la Clementoni”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
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Macerata, 15 ottobre 2014 – Una palla di fuoco, che avrebbe potuto uccidere 57 persone e ferirne gravemente 46. Questo era l’autobomba che, il 28 giugno dell’anno scorso, venne piazzata davanti alla Clementoni da Joan Dafinu Nini. E’ quanto emerso oggi nel processo in Assise a Macerata per il romeno. I periti chiamati dalla Procura hanno illustrato quale potenziale esplosivo avesse la macchina riempita con sei bombole di Gpl e ottanta litri di benzina e diluenti. “Ma quando sono arrivato lì tremavo – ha detto poi l’imputato -. Ero esasperato, per mesi ho dormito in macchina nel Nord Italia, dove ero andato a cercare lavoro. Ho girato centinaia agenzie di lavoro interinale, senza trovare niente. Non avevo più speranze. Allora sono tornato a Montefano, dal mio padre adottivo, e lì ho pensato di farla finita. Alla Clementoni ero stato trattato male: dopo avermi fatto lavorare per otto ore consecutive, senza giorni di riposo, alla scadenza del contratto non mi hanno più richiamato. Avevo portato un’altra domanda di lavoro, ma non mi hanno risposto. Mercoledì c’è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: doveva uscire un decreto per favorire l’occupazione, ma quando ho visto che invece di aiutarmi mi danneggiava, non ce l’ho fatta più”.

Dafinu ha raccontato di quando, nel 2008, diede fuoco all’appartamento a Cagli del padre adottivo, che gli aveva mandato un messaggio poco gentile sul cellulare, e ha ammesso di essere uno soggetto agli scatti. “Volevo uccidermi e danneggiare la Clementoni, ma quando ho visto il fuoco in macchina sono scappato”. Alla fine il difensore, l’avvocato Lucia Testarmata, e il pubblico ministero Enrico Riccioni hanno chiesto una perizia psichiatrica sull’imputato, richiesta alla quale si è opposto l’avvocato Paolo Parisella, che assiste la Clementoni come parte civile. La Corte ha poi respinto l’istanza e ha fissato al 12 novembre la conclusione del processo e la pronuncia della sentenza.



 

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