Tra i 40mila e i 200mila euro l’anno: ecco chi sono i 30mila pensionati d’oro

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Il Borghigiano il blog di Fabriano e delle Marche – Trentamila persone in Italia sono privilegiate, e per merito della politica che le ha tenute al riparo dalle riforme delle pensioni che hanno invece cambiato, e spesso sconvolto, la vita e la previdenza delle persone “comuni”.

Le pensioni d’oro di queste 30mila persone viaggiano tra i 40mila e i 200mila euro annui. Sono i lavoratori di Camera e Senato, del Quirinale, della Consulta, gli ex deputati e senatori, gli ex giudici della Consulta stessa, i dipendenti della Regione Sicilia, gli ex consiglieri regionali.

Degli assegni di queste persone non si sa nulla: come spiega il Corriere della Sera, una legge imporrebbe di conoscere tutto di queste pensioni, ma la legge viene disattesa, perché gli organi in questione (la Camera, il Senato, la Corte Costituzionale, la Regione Sicilia, il Quirinale, le Regioni) invocano il principio di autonomia regolamentare.

Il centro studi di Itinerari previdenziali ha provato a censire queste pensioni d’oro, e il risultato è stato pubblicato nel rapporto: le pensioni d’oro sono 29.725, e costano in totale un miliardo e mezzo all’anno. Gli assegni medi, vanno da un minimo di 40mila euro lordi (3.300 euro al mese circa) per gli oltre 16mila pensionati della Regione Sicilia, ai 91mila euro (7.500 mensili) dei vitalizi di Camera, Senato e Regioni. E ancora, 55mila euro (4.500 al mese) per gli ex dipendenti di Quirinale e Parlamento, 68.200 (5.700 circa al mese) per quelli della Consulta.

Cifre enormi. Ma ciò che colpisce di più, oltre alle cifre stesse, è che queste pensioni hanno ignorato le riforme e le norme generali dei comuni mortali, seguendo le proprie regole: come per i parlamentari, per i quali bastava, fino al ’97, aver fatto una legislatura (anche con camere sciolte in anticipo) per andare in pensione a 60 anni, mentre dal 2012 bisogna avere 65 anni e 5 effettivi anni di legislatura. Mentre per tutti gli altri, la pensione arriva a 66 anni e 7 mesi di età, o a 42 anni e 10 mesi di lavoro. Due pesi e due misure.

Notizia riferita dal Corriere Adriatico

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