Tragedia di Monticelli, un infermiere racconta: dall’intervento per salvare Minollini ai timori per i tagli del 118

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 9 giugno 2015 – E’ stata un terribile notte quella di domenica scorsa Monticelli segnata dalla morte di Paolo Minollini, 76 anni, travolto e ucciso mentre attraversava sulle strisce pedonali (guarda le foto). Una lotta contro il tempo per salvarlo con l’intervento del personale del 118 sul posto. Una tragedia che si intreccia con la lotta dei medici del 118 che dovranno prestare servizio in ambulatorio tra una chiamata e l’altra.

Dopo quella notte di sangue, è proprio un operatore delle Centrale operativa, Alberto Ferranti, che scrive alla nostra redazione raccontando la difficile serata di domenica. Di seguito il testo integrale:

«E’ una notte di inizio estate come tante nella Centrale Operativa 118 di Ascoli Piceno. Tre infermieri, un medico, due autisti, un operatore radio sono come sempre in servizio per garantire il soccorso sanitario alla cittadinanza del Piceno. A differenza degli anni passati si respira però un’aria strana, pesante, tra gli operatori. Una bacheca ricoperta da articoli della stampa locale ci ricorda che c’è una spada di damocle sulla testa di ognuno di noi, professionisti dell’emergenza e utenti : la temuta riorganizzazione del servizio di emergenza che da qui a qualche mese potrebbe mettere a repentaglio la vita e l’incolumità dei nostri concittadini. Non c’è molto tempo per pensarci, le richieste di soccorso come ogni giorno sono tantissime ed ognuno dei tre infermieri in turno cerca di esorcizzare le ansie e le paure scatenate dalla situazione che si è creata nell’ultimo mese e di concentrarsi solo sul soccorso all’utenza, la nostra mission. All’improvviso, al centralino del 118, arrivano numerose chiamate contemporaneamente, segno che qualcosa di grave è appena avvenuto. Ci chiedono soccorso per un incidente stradale in città. In pochissimo tempo un infermiere, il medico e un autista si preparano e salgono sul mezzo ambulanza, è un codice rosso e il fattore tempo diventa determinante per la buona riuscita dell’intervento. In ognuno di noi, il pensiero, corre al prossimo primo luglio. Ci stiamo chiedendo se dopo la scellerata riorganizzazione, trovandoci in pronto soccorso e non all’interno della centrale operativa, riusciremo comunque a partire per un intervento in tempi così brevi. Stiamo pensando tutti la stessa cosa, ma nessuno esprime il proprio pensiero a voce alta. In questo momento bisogna mettere da parte ogni idea negativa e concentrarsi sulla vittima dell’incidente stradale che stiamo per soccorrere.

Arriviamo sul posto, l’incidente è effettivamente molto grave e i membri dell’equipaggio iniziano le manovre di soccorso per tentare di strappare alla morte l’infortunato. Intorno a noi ci sono circa 150 persone, sentiamo addosso la responsabilità che quegli sguardi dei presenti che confidano tutto in noi ci trasmettono. Iniziamo la rianimazione cardio-polmonare in ginocchio sull’asfalto bollente e tra i rottami dell’auto coinvolta. Ognuno fa il suo dovere, il medico si occupa delle vie aeree, l’infermiere del circolo e della somministrazione dei farmaci, l’autista procede con il massaggio cardiaco. Tutto l’intervento continua ad essere coordinato dai due infermieri e dall’operatore radio che sono rimasti in centrale operativa, che nel frattempo ci hanno inviato in supporto una seconda ambulanza, i vigili del fuoco e la polizia stradale. Le manovre rianimatorie si protraggono per 40 interminabili minuti, al termine dei quali purtroppo, ci dobbiamo arrendere. E’ da questo momento che inizia la fase del soccorso più brutta. Inizi a realizzare che quel padre di famiglia non tornerà dai suoi figli, incroci gli sguardi dei presenti che dalla speranza passano alla disperazione. Arrivano i familiari della vittima, trattieni le lacrime a stento, ma devi andare avanti, non puoi fermarti ! Il fattore tempo continua ad essere determinante, non per quella vittima per cui purtroppo non puoi più fare niente, ma per la prossima che potrebbe avere bisogno di te. E allora infermiere e autista recuperano in fretta tutto il materiale utilizzato che va rimesso al suo posto all’interno dell’ambulanza, mentre al medico spetta il compito più ingrato, parlare con i familiari della vittima. Termina l’intervento, bisogna rientrare velocemente in centrale operativa per ripristinare il materiale mancante e per dar man forte ai colleghi rimasti ai telefoni. Senti il bisogno di parlare con il tuo collega in questo momento per elaborare quanto visto. Hai ancora in testa quelle scene, quel padre di famiglia, i familiari accorsi sulla scena, l’espressione terrorizzata dei presenti. E’ difficile recuperare velocemente la forma fisica e psichica, ma sai che da un momento all’altro la centrale potrebbe chiamarti per un nuovo soccorso. Senti il bisogno di fermarti a pensare un attimo, anche il soccorritore è umano. Vorresti sfogarti, vorresti poter versare una lacrima e condividere tutto questo con chi lavora insieme a te 365 giorni all’anno.

Ed è in questo momento che la mente corre di nuovo a quel famoso prossimo primo luglio, quando secondo la nuova riorganizzazione adesso dovresti velocemente riprendere servizio in una sala di pronto soccorso in attesa della prossima uscita sul territorio. E ti chiedi come sarà possibile garantire all’utenza la stessa qualità dell’assistenza. E’ una notte di inizio estate come tante nella Centrale Operativa 118 di Ascoli Piceno, lo sguardo torna di nuovo su quella bacheca piena dei nostri articoli di giornale e ti sfiora l’idea, l’indomani mattina, di raccontare ai tuoi dirigenti e coordinatori infermieristici cosa hai provato durante questo turno, vorresti dirgli che preferiresti poterti concentrare solo sul soccorso e sulla salute dei cittadini invece di dover lanciare a mezzo stampa un quotidiano grido di allarme. Ma rifletti bene, ti convinci che non capirebbero e ti rendi conto che è meglio recuperare forze e concentrazione per dedicarti con passione e professionalità alla prossima uscita e a ciò che più ami nella vita : il tuo splendido lavoro al servizio del cittadino.

Alberto Ferranti, infermiere della Centrale Operativa 118 Piceno Soccorso».



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