Trivelle nell’Adriatico, la Regione Marche dice no

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 22 agosto 2015 – “La Regione Marche e’ contraria alle trivellazioni nel Mare Adriatico”: come spiega in una nota, si tratta di una “posizione chiara espressa gia’ in diverse sedi e piu’ volte anche in campagna elettorale dal presidente Luca Ceriscioli”. E, recentemente, anche nella riunione con 6 presidenti delle Regioni, tenutasi a Termoli nel luglio scorso, “dove si e’ confermato il no netto ad opere di trivellazione nei mari Adriatico e Ionio, ribadendo in ogni caso l’intenzione comune di avviare un dialogo con il Governo”.

La posizione di confronto, per le Regioni, fanno sapere dalle Marche, “rimane prioritaria, anche se le stesse si sono dette pronte a valutare la praticabilita’, quale estrema ratio, di tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento”. I presidenti si sono aggiornati al prossimo 18 settembre a Bari, in occasione della Fiera del Levante proprio in merito alle strategie da adottare.

Tuttavia, precisano dalla Regione Marche, “le trivellazioni, al largo della costa marchigiana per la coltivazione di gas naturale sono effettuate da decenni e le piattaforme produttive in Mare Adriatico sono svariate decine, autorizzate da governi precedenti”. L’arrivo di due ulteriori piattaforme per l’estrazione di gas metano, il gas cioe’ che noi tutti utilizziamo per il riscaldamento domestico o per alimentare le autovetture e per l’industria, “oltre ad essere fatto noto da molto tempo, non comporta rischi maggiori di quelli che sono stati monitorati per precedenti operazioni analoghe, specie in considerazione dello sviluppo di tecnologie sempre piu’ sicure”.

Le piattaforme saranno posizionate una a 45 km (‘Clara NW’) e l’altra a 60 km (‘Bonaccia NW’) dalla costa “e le operazioni non interferiranno con le zone marine tutelate”, precisano dalla Regione Marche. “Lo scenario del rischio e’ calcolato in base ad un protocollo di sicurezza che tiene conto di elevati e rigorosissimi standard e le piattaforme non potrebbero operare se l’Ente concessionario non avesse gia’ assunto obbligatoriamente tutte le responsabilita’ e dato garanzie (anche economiche) in caso di incidenti”, specificano dalle Marche.

Si tratta di concessioni “a capitale prevalente Eni e non a compagnie petrolifere private, come viene erroneamente riportato su alcuni articoli di stampa – precisano dalla Regione – per la coltivazione di metano e non di petrolio e sono attive addirittura dal 1980 (‘Clara’) e dal 1988 (‘Bonaccia’)”. Pertanto, sottolineano dalla Regione Marche, “le relative procedure per l’emissione della Valutazione di impatto ambientale (Via) non hanno nulla a che vedere col decreto Sblocca Italia, dal momento che si stratta di concessioni statali risalenti a trent’anni fa”.

In questo caso, infatti, sottolineano dalla Regione, “non c’e’ proprio nulla da ‘sbloccare’, perche’ si tratta di procedimento gia’ di competenza statale su cui le Regioni, dal 2010, sono chiamate a dare un parere consultivo e non vincolante”. La Regione Marche, inoltre, “resta contraria ad ogni attivita’ di studio e di ricerca condotta mediante metodi invasivi e pericolosi e sui quali, anche attraverso l’Arpam, ha facolta’ di controllare, al fine di prevenire eventuali modifiche ambientali prodotte anche in relazione a inquinamento e sedimenti”.

(Fonte Dire)

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