"Troppi cinghiali, coltivazioni distrutte"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 6 settembre 2015 - I coltivatori dell’entroterra Fermano tornano a lamentare i continui danni che i cinghiali stanno recando alle coltivazioni. In particolare sono due le coltivazioni prese di mira dagli ungulati. I vigneti dove l’uva ormai matura rappresenta una facile banchetto. Inoltre quest’anno sembra una stagione particolarmente favorevole per la produzione di vino. Oltre ai campi coltivati a girasoli, dove questi animali di divertono a rotolarsi pur non mangiando. Un problema ormai diffuso che si presenta ciclicamente causato dal proliferare sempre più incontrastato dei cinghiali in territorio dove in teoria non dovrebbero esistere.

«Stiamo intensificando la caccia di selezione – spiega Tonino Pasquali presidente dell’Atc (Ambito territoriale di caccia) di Fermo – qualche risultato lo stiamo ottenendo, ma ci troviamo di fronte a una invasione. Questi animali possono coprire grandi distanze in un solo giorno, a causa della presenza dei lupi, hanno preso l’abitudine a radunarsi in branchi numerosi per proteggersi e quando arrivano in una zona dove trovano cibo la devastano. Stiamo cercando di sensibilizzare le istituzione ad allungare il periodo di caccia, ma non è semplice poiché le associazioni ambientaliste sono contrarie».

Pasquali lancia un appello ai coltivatori. «Per fronteggiare il problema – dice – invitiamo i coltivatori a utilizzare sistemi di dissuasione: recinzioni elettrificate o cannoncini acustici che possono essere forniti in comodato d’uso gratuito dall’Atc. Altro problema, riguarda la presenza della Polizia provinciale. Attualmente ci sono solo tre guardie su tutto il territorio provinciale, in questo modo diventa difficile effettuare controlli».

Molto più critica la posizione della Coldiretti. «C’è più di un problema – spiega Giorgio Papiri, coordinatore provinciale della Coldiretti – a causa di un errore di comunicazione alla Comunità europea, la Regione Marche non dispone dei finanziamenti per risarcire i danni provocati dai cinghiali, questo il primo. Il secondo, più grave, è che i cinghiali nelle zone collinari definita area C, non dovrebbero proprio esserci. Invece, sembra che le istituzioni stiano creando le condizioni per allevare i cinghiali». Papiri conclude che «la massiccia presenza di questi animali rende anche più difficile controllare la sicurezza delle carni che finiscono nel circuito alimentare sagre degustazioni creando rischi di carattere sanitario».

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