Trovato morto carbonizzato, benzina nell’auto. Ma non sono stati trovati inneschi

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Fano (Pesaro e Urbino), 10 settembre 2014 – C’era benzina nell’abitacolo della macchina di Daniele Francoletti, l’agricoltore senigalliese 34enne trovato carbonizzato all’interno della sua Fiat Grande Punto la sera del 20 luglio in località Palazzina di Sant’Ippolito, in uno spiazzo tra gli arbusti vicino al fiume Metauro, dove il giovane si era recato per pescare. L’hanno certificato le analisi di laboratorio eseguite dal Ris di Roma sui campioni prelevati dalla vettura il 7 agosto scorso, quando i militari del reparto scientifico hanno ispezionato per oltre due ore la carcassa dell’automobile del giovane, repertando diversi elementi.

Dunque, la presenza all’interno della Punto di un accelerante del fuoco, ritenuta molto probabile sin dalle fasi immediatamente successive al tragico rogo, in considerazione del particolare vigore delle fiamme e della rapidità con la quale si sono letteralmente mangiate la macchina e il corpo di Francoletti, adesso ha trovato una conferma ineluttabile.

Conferma che collima con un altro aspetto già assodato in precedenza: lo scoppio degli ammortizzatori posteriori dell’auto, ma non di quelli davanti, da cui si era evinto che il fuoco non è scaturito dal motore, bensì dall’abitacolo. Chi lo ha appiccato però? Daniele da solo, mosso da un’improvvisa e incomprensibile volontà suicida (ipotesi sempre respinta dai suoi familiari: il babbo Enzo, la mamma Ilvana, il fratello 36enne Federico, la sorella di 35 Enrica e la fidanzata Alice), oppure qualcun altro, che ha voluto eliminarlo in questo modo atroce?

Quello che è certo e che lascia aperte entrambe le ipotesi, suicidio e assassinio, è che nel momento in cui sono divampate le fiamme Daniele era ancora vivo, perché l’esame autoptico, eseguito dal medico patologo Tagliabracci, accertò la presenza di molto fumo nei resti dei suoi polmoni. Tornando alla relazione inviata dai Ris, va evidenziata l’assenza, nell’abitacolo, sia di tracce riconducibili a materiale esplodente, sia ad inneschi in grado di originare il fuoco e da qui riparte, anzi prosegue, l’attività investigativa su questo autentico giallo, coordinata dal procuratore della Repubblica di Urbino Alessandro Cannavale e svolta dai carabinieri del reparto operativo di Pesaro agli ordini del colonnello Antonio Sommese. Negli ultimi giorni i militari hanno sentito diversi conoscenti della famiglia Francoletti e nuove audizioni saranno effettuate nelle prossime ore.

Intanto, lo scheletro della macchina del giovane imprenditore rimane custodito all’autocarrozzeria «G.P.» di Ghilardino e non si può escludere che possano essere disposti nuovi accertamenti, anche da parte dei militari della scientifica.



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