Ubriaco in sella alla bici: rischiava una stangata da 30mila euro

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 13 gennaio 2015 – Ha rischiato di dover pagare oltre 30 mila euro di multa per essersi messo ubriaco alla guida di una bicicletta.

E’ l’assurda storia capitata ad un ascolano di 50 anni di Porta Romana, che ieri mattina è comparso davanti al tribunale di Ascoli, assistito dall’avvocato Francesco Ciabattoni.

L’uomo ad aprile dello scorso anno è caduto dalla sella mentre stava percorrendo viale Treviri.

Cadendo ha rischiato di finire contro un’auto che stava transitando lungo la via, ma per fortuna non ci sono stati gravi conseguenze.

In quel momento, però, è passata da quelle parti una pattuglia della polizia municipale, che si è quindi fermata per controllare che cosa fosse accaduto. I vigili urbani si sono accorti che l’uomo era palesemente ubriaco: presentava infatti tutti i segni più tipici come l’ alito vinoso, una certa difficoltà ad articolare il linguaggio, scarso equilibrio, tono della voce alto, comportamenti inadeguati e via dicendo.

Hanno quindi invitato il 50enne a recarsi al comando per sottoporsi all’alcol test.

L’uomo si è rifiutato, e dopo alcuni giorni si è visto recapitare in casa un decreto penale di condanna, perché l’articolo 186 del codice della strada proibisce di guidare qualsiasi mezzo sotto l’effetto dell’alcol. In caso di rifiuto di sottoporsi al controllo alcolemico, si applica al trasgressore la sanzione massima, cioè dai 1.500 ai 6.000 euro di multa e da sei mesi ad un anno di reclusione: all’uomo sono stati comminate una sanzione di 2 mila euro e una pena detentiva di 6 mesi: quest’ultima, convertita in pena pecuniaria, è stata calcolata in 30 mila euro.

«Una legge assurda perché chi guida una bici ubriaco viene considerato alla stessa maniera di chi, dopo aver bevuto, si mette alla guida di un camion – spiega Ciabattoni –. L’unica differenza è che nel caso della bici non è previsto il ritiro della patente. Per il resto le sanzioni pecuniarie e detentive sono le stesse. Nel caso in questione, inoltre, un testimone riferisce testualmente che l’uomo non stava camminando quando è caduto, ma era fermo e stava armeggiando con i pedali». Al termine dell’udienza di ieri, il gup di Ascol, Rita De Angelis, ha assolto il 50enne. «Per fortuna – ha concluso il legale – c’è stato buon senso da parte del giudice il quale, pur attestando l’esistenza del reato, ne ha riconosciuto la lievità e di fatto ha prosciolto il mio assistito annullando la pena».

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