Uccise figlio a Senigallia: "Lesioni compatibili con la difesa"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 16 febbraio 2015 – “La dinamica difensiva è compatibile con le lesioni riscontrate”. Ci fu una colluttazione e con ogni probabilità tentava di difendersi, Roberto Moroni, 70 anni, fisioterapista in pensione di Senigallia, quando all’alba del 3 febbraio 2014 uccise a coltellate il figlio Luca, 49 anni, tossicodipendente che chiedeva sempre più spesso soldi al padre e aveva esplosioni di violenza che sfogava contro il genitore.

Al processo ad Ancona che vede Moroni imputato di omicidio è stato sentito oggi il medico legale Marco Valsecchi, consulente del pm. Tre le ferite riscontrate sulla vittima: a destra (quella letale) e a sinistra del collo, più un’altra al costato.

Nel primo caso il coltello da cucina, forse anche per il movimento del figlio, recise la giugulare. La vittima aveva ferite lacero contuse sul dorso della mano sinistra, segno forse di un pugno sferrato.

Sull’imputato furono trovate invece contusioni sul polso destro, sulla nuca, sulla testa e sugli zigomi, per i pugni subiti e per il lancio di oggetti contundenti da parte del figlio.

In casa vennero trovati mobili e sedie a terra. Sono state sentite in aula anche un’ispettrice e una sovrintendente di polizia di Senigallia. Quest’ultima ha riferito che Moroni, attento a tutte le cure da somministrare al figlio tra metadone e benzodiazepine, si recò più volte in commissariato per raccontare di essere stato picchiato da Luca ma che non lo aveva mai denunciato perché non c’era alcuna alternativa di assistenza: solo nel luglio 2012, dopo l’ennesima aggressione, sporse querela. Il processo proseguirà il 16 marzo.



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