Uccise il figlioletto di 13 anni, a settembre il processo a Debora Calamai

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

San Severino (Macerata), 17 giugno 2015 – Si aprirà il 16 settembre davanti alla Corte d’assise di Macerata il processo a carico di  Debora Calamai (foto), la 38enne che uccise il figlio 13enne la vigilia di Natale a San Severino, di soli 13 anni, Simone Forconi (foto) con nove coltellate. Una perizia psichiatrica stilata dal dottore Gabriele Borsetti di Ancona ha stabilito che la donna era incapace di intendere e di volere a causa di un disturbo «schizoaffettivo bipolare».

Tanto che la Calamai è attualmente rinchiusa nell’ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere. Gli avvocati difensori sosterranno che la donna non può essere processata proprio per le sue condizioni mentali. «Chiederemo – spiega l’avvocato Mario Cavallaro che assiste la Calamai con Simona Tacchi – il non doversi procedere in base alla perizia psichiatrica che ha attestato, in sede di istruttoria e in un incidente probatorio, la non capacità di intendere e di volere». La Calamai, che lavorava da precaria in una casa di cura per anziani, era seguita per problemi psicologici e già in passato aveva dato segni di squilibrio. Era separata dal marito e il piccolo Simone Forconi era stato dato in affidamento congiunto ai genitori.

Il padre, Enrico Forconi, operaio di 40 anni, aveva chiesto negli ultimi tempi l’affidamento esclusivo di Simone e il 30 gennaio infatti la donna si sarebbe dovuta sottoporre a una consulenza necessaria per valutare le sue effettive condizioni. Sono stati i condomini del palazzo in cui abita la Calamai, in via Zampa 70, a dare l’allarme la notte della Vigilia di Natale, dopo le 21.30. I vicini hanno sentito le urla della donna e di Simone. Il ragazzino, che frequentava la terza media, aveva cenato con la madre e stava aspettando il nonno paterno per trascorrere il Natale con i parenti del padre. Sembra che la donna abbia inseguito il figlio adolescente fin sul pianerottolo, colpendolo poi per nove volte con un coltello da cucina, quattro volte al petto. I vicini di casa hanno avvisato il 118 e i carabinieri. I militari hanno trovato la 38enne ancora con il coltello in mano. Simone era già morto. , sottoposta a perizia psichiatrica, è stata dichiarata incapace di intendere e di volere e socialmente pericolosa. La permanenza nel carcere di Sollicciano (Firenze), dove è stata rinchiusa fino a oggi, non è compatibile con le sue condizioni, perché la donna non deve scontare la pena ma essere sottoposta a cure specifiche.

Secondo le prime indagini, avrebbe ucciso il figlio nel timore di perderlo per sempre, visto che il marito, Enrico Forconi, 43 anni, dal quale vive separata, ne aveva chiesto l’affidamento esclusivo, segnalando più volte alle autorità i problemi psichiatrici della moglie. La sera del 24 dicembre madre e figlio avevano cenato insieme, e Simone aveva ricevuto come regalo di Natale una scatola di costruzioni. Poi il ragazzo aveva telefonato al padre, pregandolo di finire insieme il gioco e andarlo a prendere. La Calamai ha reagito impugnando un grosso coltello da cucina con cui ha aggredito il piccolo. Simone ha tentato di difendersi – lo dimostrano le ferite alle braccia e alla schiena repertate dall’autopsia – ma la donna gli ha trapassato il cuore con una coltellata.



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