Un commerciante: "Ricattato perché gay, non sapevo come pagare"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Jesi (Ancona), 30 aprile 2015 – «Un uomo mi ha voluto incontrare da solo e mi ha fatto vedere il video di due uomini che avevano un rapporto orale. ‘Hai visto quello che fai?’, mi ha chiesto e per non divulgare il filmato mi ha costretto a pagare 5mila euro in 4 rate». E’ il racconto del commerciante jesino costretto a pagare affinché non venissero diffuse le immagini di un rapporto omosex avuto con un giovane siciliano.

Il negoziante, ieri, ha testimoniato nell’ambito del processo che vede imputati Pamela Spinelli di 26 anni, Emanuela Scommegna, 25, Salvatore Franceschino, 23enne, e Paolo Alessandro Nicolosi di 21 anni, accusati a vario titolo di estorsione e sfruttamento della prostituzione. I fatti contestati si riferiscono al periodo che va da agosto 2010 a gennaio 2011, quando il negoziante, che inzialmente non voleva far sapere di essere omosessuale, è stato costretto a denunciare tutto. «Non avevo più soldi – ha riferito l’uomo – e non sapevo come far fronte alle richieste di denaro».

La vicenda era venuta alla luce perché uno dei giovani con i quali il commerciante aveva avuto un rapporto aveva tentato una rapina in negozio, giustificandola con la pretesa di essere pagato per una prestazione sessuale. L’episodio aveva fatto scattare un’inchiesta della Questura. Il rapinatore ha già patteggiato ed è uscito dal procedimento giudiziario. «Tutto è cominciato con una serie di telefonate in negozio – ha raccontato ieri il commerciante – e quando ho risposto io, un uomo mi ha chiesto di incontrarci da soli. ‘So cose che non vuoi si sappiano in giro’, mi ha detto. Quando ci siamo visti mi ha mostrato il video: non era chiara l’identità dei protagonisti, ma ho riconosciuto un’auto, la stessa che aveva un ragazzo con cui avevo avuto un rapporto l’estate precedente. L’uomo, che aveva un accento dell’est Europa, mi ha chiesto 5mila euro, che avrei potuto pagare in 4 rate».

Le richieste di denaro, secondo l’accusa, sarebbero arrivate da Spinelli e Scommegna, ma anche Franceschino, inizialmente amico della vittima, avrebbe estorto soldi al commerciante: dopo avergli fatto conoscere ragazzi giovanissimi, disponibili a rapporti a pagamento, l’avrebbe minacciato di rendere nota la sua omosessualità, costringendolo a continui pagamenti tramite ricariche sulla carta Postepay. Allo stesso Franceschino è contestato anche lo sfruttamento della prostituzione in concorso con Nicolosi, per aver procurato gigolò al commerciante.



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