Un fisico fanese sulle orme di Einstein

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fano (Pesaro e Urbino) 15 febbraio 2016 – C’è anche un ricercatore fanese tra gli scienziati che sono riusciti ad osservare ciò che Einstein aveva solo ipotizzato: le onde gravitazionali. E’ il fisico Riccardo Sturani, 41 anni, da tre a San Paolo del Brasile a fare ricerca nel centro Ictp Saifr (l’istituto sudamericano per la ricerca fondamentale, specializzato nella fisica teorica) dove ha portato il know how appreso nell’equipe Virgo di Urbino dove ha lavorato dal 2008 al 2012. “Finita la mia tesi di ricerca a Urbino – rivela Sturani – ho avuto l’opportunità di trasferirmi qui dove avevano intenzione di aprire questa linea di ricerca, fino a quel momento inesplorata in Brasile”. In Brasile il fanese laureato alla Normale di Pisa, ha creato modelli analitici dei segnali rilevati poi tre anni dopo, il 14 settembre 2015 alle 10.50 ora italiana.

L’annuncio della loro scoperta, in questi giorni ha incuriosito tutto il mondo. Grazie alla misura effettuata con gli interferometri gemelli Ligo e le collaborazioni scientifiche con Virgo, si è aperta una nuova finestra sul cosmo, rivelando le ‘increspature nel tessuto dello spaziotempo’ prodotte nella collisione di due buchi neri. “E’ una scoperta scientifica paragonabile a quella di Galileo – dice Sturani – che al posto di puntare il cannocchiale verso gli eserciti nemici come facevano tutti, lo ha rivolto in cielo scoprendo nuove cose”.

Per la prima volta, gli scienziati hanno osservato in modo diretto le perturbazioni del campo gravitazionale, arrivate sulla Terra dopo essere state prodotte da un cataclisma astrofisico avvenuto nell’universo profondo. Questo conferma un’importante previsione della Relatività Generale di Albert Einstein del 1915, e apre uno scenario di scoperte senza precedenti sul cosmo. “Io dico sempre che è come per un sordo acquisire l’udito – spiega -: si è aperto un nuovo senso ma il suono c’era sempre stato. Ora siamo i grado di sentire i bisbigli cosmici che ci sono sempre stati, sebbene mascherati da altri rumori”. Per capire meglio l’universo e la sua evoluzione, infatti, è necessario poter ricevere e interpretare tutti i messaggi che giungono dallo spazio. L’osservazione delle onde gravitazionali fornisce così informazioni significative e complementari all’osservazione di onde elettromagnetiche che fino ad oggi è stata di gran lunga il principale mezzo di osservazione astronomica (luce, onde radio, raggi X e gamma) e di particelle elementari (raggi cosmici, neutrini) di origine astrofisica. Saranno così svelati aspetti dell’universo finora inaccessibili. “Raggiungere un obiettivo per un ricercatore è sempre una cosa incredibile – dice con orgoglio Sturani, uno delle migliaia di scienziati italiani costretti ad emigrare all’estero perché nel nostro Paese si investe ancora troppo poco nella ricerca scientifica – ma in questo caso è indescrivibile, perché ti senti parte della storia. Adesso inizia il bello sia dal punto di vista dell’osservazione che per il mio lavoro: la mia materia sarà molto più insegnata”. La speranza è infatti di poter tornare in Italia.

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