Una città disconnessa

Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Ancona, 24 agosto 2014 – Quella del wi-fi pubblico che un capoluogo di regione come Ancona a tutt’oggi non ha, non è certo il primo dei problemi sulla lista. Ma è comunque il sintomo di lassismo, disinteresse, sciatteria.

Una città che ha l’ambizione di diventare sotto molti profili la cerniera tra l’Italia e l’Europa dell’Est, che ha giustamente puntato sul traffico merci e passeggeri per la Croazia, il Montenegro e la Grecia, può presentarsi agli occhi dei visitatori nelle condizioni in cui è? Ovviamente no, ma addossare la responsabilità solo ed esclusivamente al Comune non sarebbe neanche corretto.

Semmai il problema è un altro. E’ che da Palazzo del Popolo, quando arrivano le bordate di critiche per la mancanza di intraprendenza negli investimenti, per la risibile progettualità che si manifesta nella mancata risoluzione anche delle cose più spicciole, arriva sempre l’assessore di turno a ripararsi con l’ombrello. «Ah, i soldi non ci sono, Lo Stato non ci rimborsa, facciamo i miracoli, l’offerta alla Mole c’è…».

E si va avanti così, senza inerzia, senza spinta propulsiva. La città resta avvinghiata su se stessa, addormentata, trascorre un’estate anonima, Il degrado che c’era è rimasto tutto lì, il rosso delle casse è sempre più rosso… E’ dai tempi di Gramillano che rimbomba questo ritornello. Ancona avrebbe senza dubbio bisogno di una mano decisa dall’Unione Europea. La posizione geografica, la sua storia e l’importanza strategica lo imporrebbero. Ma se nessuno da qui cambia mentalità e spinge umilmente per tendere la mano, sarà dura un giorno reclamare.



Precedente Porto Recanati, lo stesso sorriso la mamma miss lancia la figlia Successivo Basterebbe davvero poco