Università in lutto, addio all’archeologa Giovanna Maria Fabrini

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 14 gennaio 2016 – La passione universitaria, la dedizione e la serietà sul lavoro le hanno permesso di riportare alla luce i tesori di Trea, Urbs Salvia, Gortina di Creta e Hadrianopolis, in Albania, dando lustro internazionale all’Università di Macerata. Il faro dell’archeologia Giovanna Maria Fabrini si è spento ieri, alle 16, all’ospedale del capoluogo per una malattia incurabile. Avrebbe compiuto 67 anni il prossimo marzo.

Allieva del grande maestro del ‘900 Antonino Di Vita, si era laureata all’Università di Macerata nel 1972 e da allora, nei ruoli di assistente, supplente, professore associato, ordinario e direttore del dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’antichità, non aveva mai lasciato l’ateneo. Fino al 2013, quando era andata in pensione. Mamma di Paolo e Federica, era anche nonna di quattro nipoti che coccolava insieme al marito, il pediatra Luciano Ercoli. Ieri tantissimi allievi e colleghi si sono stretti intorno alla famiglia. L’ultimo saluto è previsto per domani, anche se ieri il funerale non era stato ancora fissato.

«Grande cordoglio – ha detto il rettore Luigi Lacchè –. Ha dato un contributo importante allo sviluppo dell’archeologia e dell’anttichista maceratese». «In lei c’era un apparente contraddizione – dice il professore di Linguistica, Diego Poli – da una parte il carattere riservato e misurato, e dall’altra la passionalità che metteva nella ricerca archeologica e nella didattica. Nutriva un profondo affetto per questo ateneo, in cui si era formata e perfezionata fino a portarlo a livelli molto alti. La ricordiamo tutti con profonda ammirazione».

Poi c’è il ricordo dell’allievo a cui ha lasciato il testimone, suo collaboratore per 32 anni, che ieri è stato tra i primi a sapere della scomparsa della Fabrini, il professor di Archeologia classica Roberto Perna. «E’ stata la mia maestra – racconta –. Grazie a lei faccio il lavoro più bello del mondo. Mi ha insegnato la dedizione, la coerenza, il rispetto per le persone in equipe. Le sarò per sempre riconoscente ed è grazie a lei che gli scavi del dipartimento sono un’eccellenza nel mondo».

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