Urbino Press Award, la lezione di giornalismo di Gwen Ifill

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 9 giugno 2015 – Anche la decima edizione dell’Urbino Press Award è stata una lezione di giornalismo: «I giornalisti non possono salvare il mondo, ma possono renderlo comprensibile», ha detto la premiata Gwen Ifill, moderatrice e produttrice di programmi sulla politica del Public Broadcastin Service.

Questa mattina, Ifill ha ricevuto l’Urbino Press Award, premio tributato agli esponenti della stampa statunitense che hanno saputo maggiormente dare un contributo all’informazione, creato da Piero e Giacomo Guidi, con Giovanni Lani e Gabriele Cavalera. Nel salone del Trono di Palazzo Ducale erano presenti, tra i tanti ospiti, anche rappresentanti dell’Ambasciata americana a Roma e del Ministero degli Esteri italiano, a dimostrazione del sempre maggiore credito a livello internazionale di cui gode il premio.

Gwen Ifill, newyorkese, 59 anni, figlia di emigrati dalle Barbados, «che hanno scelto di essere americani», laureata al Simmons College di Boston, ha iniziato la sua carriera da giornalista nell’81, approdando nell’84 al Washington Post, poi al New York Times e alla Nbc: «I suoi programmi per la Pbs (ndr, come «Washington Week in Review» e «NewsHour») riportano le notizie eque per l’interesse del pubblico e riflettono standard alti di etica e professionalità.

«Giornalisti seri come Ifill aiutano i cittadini a capire dove sta il giusto», ha detto il rappresentante dell’Ambasciatore americano a Roma Jeff Galvin. «Calma, compostezza ed equilibrio di Ifill devono essere di esempio per chi lavora nel mondo dell’informazione», ha aggiunto Maria Letizia Santangelo, rappresentante del Ministero degli Affari Esteri che ha riconosciuto nel premio la «veste autentica e sana del giornalismo».

«Il nome di Gwen Ifill è stato fatto dialogando con gli altri premiati perché è giornalista dallo straordinario equilibrio nel raccontare le notizie, nel gestire i dibattiti tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti – ha spiegato il presidente Giovanni Lani -. Gwen è capace di partecipazione umana ma distacco professionale quando fa il suo lavoro e il suo interesse per la politica trova nella tradizione del Rinascimento urbinate nuovi spunti».

Nel suo discorso, la premiata si è detta «travolta» per l’onore di ricevere un riconoscimento che le viene dato «per una cosa che adoro fare e ho sempre desiderato fare da quando avevo 9 anni. Per me è veramente fantastico».

Che emozione c’è nel ricevere l’Urbino Press Award?

«Sono colpita, sono travolta: sono in una bellissima città, un bel luogo, fra gente stupenda che mi premiato per una cosa che adoro fare e ho sempre desiderato fare da quando avevo 9 anni. Per me è veramente fantastico».

Che cos’è la politica per lei?

«Amo la politica, è una cosa molto importante e mi piacciono i politici perché sono professionisti di un’arte: la politica riguarda la vita delle persone, la politica è sapere se il tuo bambino potrà mangiare o se i tuoi genitori potranno godere della loro vecchiaia. Devi seguire quello che fanno i politici, loro hanno delle responsabilità, devono lavorare per rendere la vita migliore, devi essere interessato alla politica perché alla fine coinvolge tutto».

Che importanza ha fare domande per un giornalista?

«Il problema non è tanto fare le domande, perché queste le faremo, il problema è ottenere le risposte da coloro ai quali facciamo le domande, perché a volte non le danno. Un giornalista deve fare domande, anche se non si ottengono risposte: le nostre telecamere non possono girare l’obiettivo quando ci sono le città in fiamme, quando i dimostranti ricevono colpi di pistola o i politici cadono nell’avidità non dobbiamo girare lo sguardo, le sollevazioni possono essere utili per i leader. Noi dobbiamo esigere risposte per avere chiarezza e trasparenza. Nell’informazione, le notizie sono sempre informazioni, ma non tutte le informazioni sono notizie: molti credono che la cosa più importante della giornata sia quella che leggono quando aprono il browser e non tutti colo che sono davanti a una telecamera sono giornalisti. Abbiamo visto video che hanno raccontano una verità, un punto di vista: il giornalismo poi deve richiedere qualcosa di più se l’obiettivo è la verità. Per questo il giornalismo serio ancora è importante, c’è nobiltà nel raccontare storie non raccontate e nel gettare luce, piuttosto che foga, nel raccontare storie già raccontato troppe volte. Nel mio programma su Pbs affrontiamo le notizie con una premessa semplice: crediamo che voi potete decidere cosa pensare se noi vi diamo le informazioni su cui lavorare; noi speriamo che voi non sappiate cosa pensa il giornalista».

Da cosa nasce la sua passione per il giornalismo?

«Io ho ereditato l’interesse continuo per il mondo dai miei genitori, che sono venuti dalle Barbados e hanno scelto di essere americani ed erano patrioti: leggevano molti giornali, vedevano tutti i telegiornali. Ci hanno esposto tutti i giorni a quello che accadeva nelle nostre vite personali e quello che accadeva attorno e come questo aveva impatto su di noi: il giornalismo è l’unione di tutto quello. Io sono fortunata ad essere una giornalista: non vivo in Cina, in Zimbabwe, dove ti fanno chiudere il giornale o la tv se critichi il Governo, io non vivo dove scrivere la verità ti può portare alla morte. Fred Friendly, presidente delle Pbs News, credeva nella necessità di scavare e raccontare bene le storie e diceva che il nostro lavoro non è convincere qualcuno, ma aprire le menti».

Come è riuscita a mantenere imparzialità nei dibattiti politici tra i candidati alla presidenza per gli Stati Uniti?

«E’ stato facilissimo perché devi avere un approccio molto aperto, non devi avere già una presa di posizione, altrimenti non risponderebbero mai alle tue domande perché ti considererebbero di parte fin dall’inizio».

Nella sua carriera, ha mai subito pressioni da politici o personaggi influenti?

«Certo e li ho ignorati: succede spesso ma la mia strategia è ignorare completamente perché il loro lavoro è cercare di presentarti la realtà dal loro punto di vista secondo quello loro vogliono farti credere, il mio lavoro di giornalista è raccontare la realtà dal punto di vista più obiettivo, andando avanti con le mie domande».

Qual è la regola più importante per un giornalista?

«Scrivi ogni giorno, tiene una mente aperta, tieni sempre presente che quello che fai non ha niente a che fare con te, lo fai per qualcun altro».

In mattinata è arrivato anche il messaggio di Vittorio Sgarbi: «Urbino è la città più americana d’Italia. Non ha bisogno di essere spiegata come altri luoghi pure bellissimi, perché Urbino è al centro del mondo. In questo momento Gwen Ifill è a casa sua, come a Washington, come a Manhattan. Non per caso, qui, dove si consegna il Premio, è conservato un meraviglioso dipinto, la «Città Ideale» che nel Rinascimento fu, in Italia, non solo Urbino, ma anche Ferrara, anche Firenze, tutti luoghi universali che non appartengono solo all’Italia ma a ogni uomo che cerchi le sue radici nel pensiero e nell’opera di uomini come Leonardo, come Michelangelo come Raffaello. E infatti Raffaello, che è del mondo, è nato a Urbino. E oggi a Urbino nasce Gwen Ifill, che arriva, qui a Urbino, nella sua casa italiana, un luogo dello spirito, dove l’ordine dei pensieri ha trovato il suo punto di origine e il suo orientamento. Quando Gwen scrive di Obama che regola, in una dimensione sovranazionale il destino del mondo, non può non pensare che, in questa Sala del Trono, che non ha l’eguale in nessun altro luogo, ha governato il mondo Ifill Federico da Montefeltro, la cui visione si perpetua nell’opera di governanti illuminati del nostro tempo. Italia e America, Urbino e Washington, oggi sono un solo luogo».

Il rinfresco per gli ospiti è stato curato dal ristorante del Palazzo Ducale in collaborazione con i ristoratori di Acqualagna, con il servizio degli studenti dell’Alberghiero di Piobbico. Il Premio ha il sostegno della Camera di Commercio, della Provincia e del Comune di Urbino.



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