Ustica: Cassazione condanna lo Stato a risarcire le vittime

Per rispetto ad una persona che ho conosciuto nel 1979 il Comandante di quel maledetto aereo Domenico Gatti, pubblico questo articolo che possa segnare una fine a questa tristissima vicenda fatta di ipocrisie, il famoso muro di gomma….. A te Domenico e a tutte le vittime del 27 Giugno 1980 affinche possiate riposare in pace.

Ciao Mimmo…

Andrea Poeta

Fu un missile ad abbattere il DC-9

DC-9 ITAVIA CADUTO AD USTICA

ROMA – La strage di Ustica avvenne a causa di un missile e non di un’esplosione interna al DC9 Itavia con 81 persone a bordo e lo Stato deve risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli: lo ha stabilito ieri la Cassazione in sede civile, in quella che è la prima sentenza definitiva di condanna al risarcimento. Nonché la prima verità su Ustica dopo il niente di fatto dei processi penali. Con la sentenza 1871, depositata dalla terza sezione civile della Suprema corte, sono stati infatti respinti i ricorsi con i quali il ministero della Difesa e quello dei Trasporti volevano mettere in discussione il diritto al risarcimento dei familiari di tre vittime della strage, i primi a rivolgersi al giudice civile, seguiti da quasi tutti gli altri parenti dei passeggeri del tragico volo, partito da Bologna e diretto a Palermo la sera del 27 giugno del 1980, e abbattuto nei cieli su Ustica.

LA TESI DEI MINISTERI. Senza successo i ministeri, difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, hanno per prima cosa tentato di dire che il disastro aereo si era ormai prescritto e poi che non si poteva loro imputare “l’omissione di condotte doverose in difetto di prova circa l’effettivo svolgimento dell’evento”. La Cassazione ha replicato che “è pacifico l’obbligo delle amministrazioni ricorrenti di assicurare la sicurezza dei voli”, e che “è abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile” accolta dalla Corte di appello di Palermo nel primo verdetto sui risarcimenti ai familiari delle vittime depositato il 14 giugno 2010. Quanto alla prescrizione, il motivo è stato giudicato “infondato”. Ad avviso della Suprema corte, l’evento stesso dell’avvenuta vicenda della strage di Ustica “dimostra la violazione della norma cautelare”.

VIOLATI GLI “OBBLIGHI DI PREVENZIONE”. La Cassazione ricorda che in relazione alla domanda risarcitoria proposta da Itavia contro gli stessi ministeri, più quello dell’Interno, è stato affermato che “l’omissione di una condotta rileva, quale condizione determinativa del processo causale dell’evento dannoso, soltanto quando si tratti di omissione di un comportamento di cautela imposto da una norma giuridica specifica, ovvero da una posizione del soggetto che implichi l’esistenza di particolari obblighi di prevenzione dell’evento”.

LE COLPE DELLO STATO. “Una volta dimostrata in giudizio la sussistenza dell’obbligo di osservare la regola cautelare omessa e una volta appurato che l’evento appartiene al novero di quelli che la norma mirava ad evitare attraverso il comportamento richiesto, non rileva, ai fini dell’esonero dalla responsabilità, che il soggetto tenuto a detta osservanza abbia provato la non conoscenza in concreto dell’esistenza del pericolo”. In proposito, i Supremi giudici sottolineano che non “è in dubbio che le amministrazioni avessero l’obbligo di garantire la sicurezza dei voli”. La Suprema corte, dopo aver rigettato i ricorsi della difesa e dei trasporti, ha invece accolto il reclamo dei familiari delle tre vittime rinviando alla Corte di appello di Palermo per valutare se possa essere concesso un risarcimento più elevato rispetto al milione e 240mila euro complessivamente liquidato ai familiari.

LA TESI DEL MISSILE: DA COSSIGA ALLA SENTENZA DI PALERMO. La tesi del missile emerse nelle motivazioni della sentenza con cui, il 12 settembre 2011, il Tribunale civile di Palermo condannò i ministeri di Difesa e Trasporti a risarcire di oltre 100 milioni di euro i parenti delle vittime. L’ipotesi era già stata avanzata dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga (che nel giugno del 1980 ricopriva la carica di presidente del Consiglio), secondo il quale ad abbattere il Dc9 fu appunto un missile “a risonanza e non a impatto”. Cossiga andò oltre, attribuendo il lancio alla Marina militare francese. Dopo quelle dichiarazioni, la Procura di Roma nel maggio del 2010, riaprì l’inchiesta. Nello stesso anno, l’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano disse che nella strage di Ustica, oltre “intrecci eversivi”, ci furono anche “intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, a inefficienze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità”. A giugno, con due rogatorie, una in Francia e l’altra negli Stati Uniti, la procura romana chiese notizie sul traffico aereo militare nello spazio al largo di Ustica la sera del 27 giugno 1980. Da Parigi arrivò una disponibilità alla collaborazione.

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Libero-Subito

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