Uxoricidio, una figlia si schierò con il padre: “Per favore, dovete difenderlo”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Civitanova Marche (Macerata), 25 settembre 2014 – Un memoriale pieno di offese e di accuse contro la madre, e un appello finale: «Per favore, difendete mio padre da questo lento omicidio». A scriverlo e consegnarlo alla polizia, il 17 aprile dell’anno scorso, cinque mesi prima che Maria Pia Bigoni (foto) venisse uccisa, fu Katia Palestini, la figlia che da sempre si è schierata di fianco al padre Graziano. Subito dopo il delitto, Katia disse che non si doveva parlare di «femminicidio, ma di tragedia della disperazione di un uomo che è stato perseguitato».

Di fronte al cadavere della madre, Katia prese le parti di chi l’aveva uccisa, fino al momento del processo quando, malgrado tutto quello che aveva detto e fatto fino ad allora, si è costituita parte civile contro di lui, chiedendo anche un consistente risarcimento danni per lei e per la più piccola delle sue figlie. Ora questo memorandum ora sarà oggetto di accertamenti ulteriori, visto che ieri al processo il giudice Domenico Potetti, accogliendo la richiesta dell’avvocato Pietro Siciliano, ha disposto l’invio del documento alla procura per valutare eventuali reati, alla luce delle pesanti affermazioni fatte contro la madre. Da anni, Katia si era schierata con il padre nella guerra che lui aveva ingaggiato contro la ex moglie e la famiglia di lei.

L’uomo rivendicava dei soldi, diceva di essere rimasto in condizioni di povertà estrema a causa loro, e la figlia lo sosteneva in queste sue proteste. «Quando venivano svolte delle indagini sulle aggressioni alla madre dalla parte del padre, e Katia veniva contattata dalla polizia, spiegava che lui era disabile, malato gravemente, del tutto incapace di nuocere ad alcuno — ha riferito l’avvocato Laura Panciroli, che assiste la sorella della vittima, Patrizia —. E il 17 aprile del 2013, quando la polizia la chiamò come persona informata sui fatti dopo l’ennesima denuncia fatta da Maria Pia, lei si presentò con un memoriale, un documento di 19 pagine nel quale si esprimeva con parole pesantissime nei confronti della madre, e chiedeva alle forze dell’ordine di difendere suo padre».

Anche questo memoriale è finito nel faldone di 2.500 pagine che contiene tutti gli atti dell’inchiesta. «Lei parlava del “lento omicidio di suo padre”, ma alla fine è stata mia sorella ad essere uccisa» ha commentato, addolorata e incredula dopo la sentenza, la sorella della vittima, Patrizia Bigoni. «Noi non ci arrendiamo, comunque andiamo avanti, dopo che a mia sorella è stata data questa ennesima coltellata».



 

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