Vende la Fiat 500 nuova, ma la pagano con un assegno falso

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 17 febbraio 2015 – Basta poco, basta un attimo, la leggerezza di un secondo, e ti ritrovi in un guaio pesante. Succede a fidarsi ciecamente della rete internet, succede e lascia una grande sofferenza e l’amaro in bocca.

È la storia di Elisabetta Lanfranchi, che ammette di essere stata vittima di una truffa in piena regola, di persone che si sono approfittate della sua buona fede. Tutto è cominciato qualche settimana fa, al centro della vicenda una macchina comprata da poco. «Avevo preso una Fiat 500 a metano, pagata oltre 20 mila euro, che però non mi convinceva in pieno – racconta –. Non ero convinta dell’alimentazione a metano e ho deciso di darla via per prenderne una diesel. Mi sono rivolta a dei concessionari, che mi hanno stimato il valore dell’auto per circa 17mila euro, ma ho messo anche un annuncio su un sito di vendite on line, anche su consiglio degli stessi concessionari. A quel punto è cominciato il mio calvario».

La trattativa è cominciata al telefono con un certo Luigi che si diceva fortemente interessato e addirittura disposto a pagare in contanti.

«Ovviamente gli ho risposto che non si fanno transazioni in contanti per cifre tanto alte, mi ha detto allora che avrebbe portato un assegno circolare – dice ancora –. Ci siamo dati appuntamento e guarda caso sono venuti a Fermo di sabato mattina, io il lunedì prestissimo ho contattato la mia banca per controllare e subito è venuto fuori che l’assegno era falso. Mi sono precipitata dai carabinieri e la signora che mi aveva consegnato l’assegno al telefono continuava a negare, diceva di voler fare subito un bonifico, poi che mi avrebbe ridato la macchina. Sono andata in Procura e sono stata aiutata in tutti i modi dagli ispettori della polizia giudiziaria, persone veramente eccezionali. A quel punto però la mia auto è arrivata chissà dove, la tizia dell’assegno si è rivelata essere una pluripregiudicata e la mia macchina non si sa dove sia». Prima che si emettesse il provvedimento di sequestro della macchina sono passati altri giorni.

«Troppi giorni, ci sono voluto più di dieci giorni per avere il sequestro e prima la procura ha chiesto altre rassicurazioni sull’assegno falso – aggiunge –. A questo punto la macchina è segnalata, ma chissà cosa ne hanno fatto in quei giorni. Mi aspettavo un sequestro immediato, mi sarei aspettata un provvedimento più energico da parte di una giustizia che dovrebbe tutelare noi cittadini, ammetto di essere stata sprovveduta, ma davvero hanno confezionato la situazione in maniera talmente convincente che io ci sono cascata».

Angelica Malvatani



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