Via l’acqua dal Candigliano, riaffiorano le antiche pietre

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Gola del Furlo (Pesaro e Urbino), 20 settembre 2015 – L’invaso del Furlo senza acqua non è che faccia poi una grande impressione. Più che dare il senso del vuoto, appare mezzo pieno: di fango soprattutto.

C’è il Candigliano che vi scorre in mezzo come un fiume pensile e c’è il grande pantano residuo in fondo, nei pressi della diga, che sembra capiente ma in realtà è profondo poche spanne.

Quando era pieno, fino a pochi giorni fa, il lago conteneva 300.000 metri cubi d’acqua, quando fu costruita la diga, negli anni ‘20 del secolo scorso, ad opera dell’Unione Esercizi Elettrici, la capacità era di oltre 800.000 metri cubi.

L’hanno svuotato per consentire alla Tecnorock – l’impresa che sta lavorando al ripristino della vecchia Flaminia (ora declassata a comunale) franata nel lago – di operare all’asciutto alla base dei vecchi muraglioni.

Adesso anche l’occhio vede quanto sedimento è stato trattenuto in quella gola, dove d’inverno transitano piene fino a mille metri cubi al secondo e il Candigliano smuove anche i macigni.

Lo spessore dei detriti accumulati nei pressi della diga è di decine di metri. L’intenzione è di prosciugare del tutto l’invaso per «fotografare» accuratamente la situazione. E poi commissionare alcuni carotaggi per «caratterizzare» il materiale: quanto fango, quanta ghiaia nei vari punti, così da poter stimare i volumi. Come dire: un lavoro propedeutico a uno sfangamento futuro. Intervento invocato da decenni. La prossima settimana è in programma un incontro fra Ato, Provincia ed Enel.

Questa insomma sembra l’occasione giusta per muoversi, anche per una questione di sicurezza della vecchia diga, prossima al secolo di vita, oppressa anche nel sistema idraulico dalla gigantesca massa di detriti.

Tantopiù che la Provincia ha avviato proprio in questi giorni l’intervento per eliminare il sovralluvionamento a monte della gola: circa 80.000 metri cubi di ghiaia da asportare in un tratto di un chilometro e mezzo soggetto a frequenti esondazioni.

Il Candigliano prosciugato per fare i lavori alla Flaminia

Il Candigliano prosciugato per fare i lavori

I lavori di ripristino della strada comunale nel tratto crollato, appaltati dal Comune di Acqualagna, hanno permesso di capire alcune cose.

Che i muri di sostegno dell’arteria appartengono a epoche diverse (la parte più antica è dell’800), che la carreggiata in più punti poggiava su terra di riempimento inserita verticalmente tra la parete di calcare massiccio del Pietralata da un lato e i muraglioni dall’altro.

Che il crollo del dicembre 2013 è avvenuto probabilmente per l’effetto sifonamento (acqua insinuatasi progressivamente dal lago dentro le cavità alla base dell’antico muro, fino a determinarne il collasso). Che diversi metri sotto correva la consolare Flaminia di epoca romana, i cui resti sono riaffiorati a seguito dello svuotamento. E che la consolare si trovava parecchi metri sopra l’alveo del Candigliano, non essendo i romani così sciocchi da esporla ai furori del fiume.

Adesso si sta procedendo a rifare le fondazioni del muro. Servirà ancora tempo prima che strada possa essere riaperta al transito.

Vuotato il Furlo, le riserve per l’acquedotto della costa sono contenute negli invasi di San Lazzaro e Tavernelle, pieni al 90 per cento (circa 800.000 metri cubi). Con la portata del Candigliano scesa al di sotto degli 800 litri al secondo, i livelli degli invasi sono destinati a calare progressivamente. Tutto questo nell’attesa di piogge sempre annunciate e mai arrivate. E l’autunno è alle porte.

LEGGI LE NEWS DE IL RESTO DEL CARLINO

Le quadrelle 

Precedente Mondolfo si tuffa nel Medioevo con ‘La Cacciata’ Successivo Dimissioni di massa dal Cda Astea