Volevano spiccare il volo con 63mila euro non dichiarati

Aeroporto di Falconara (foto antic)

          Aeroporto di Falconara

Falconara (Ancona), 19 febbraio 2103 – Bloccati all’aeroporto con le valige piene di contanti, un albanese ed un cinese finiscono nei guai per esportazione di valuta non dichiarata: volevano spiccare il volo con 63mila euro nascosti tra gli effetti personali.

A scoprirli sono stati i militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Falconara in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di stanza all’aeroporto Raffaello Sanzio: il cinese voleva portare 23mila euro a Shangai per aiutare i familiari con i proventi del negozio della moglie, l’albanese aveva invece nascosto alla Dogana 40mila euro in contanti che sarebbero dovuti servire per acquistare un autocarro in Belgio.

I militari, nell’ambito di un controllo passeggeri nella sala partenze dell’Aeroporto delle Marche, hanno fermato l’albanese, uno studente di 26 anni residente in Umbria, il 20 gennaio scorso: il giovane voleva trasferire fuori dal territorio nazionale oltre 40mila euro, in banconote di vario taglio, senza provvedere a dichiararli secondo le disposizioni legislative vigenti in materia valutaria. Lo studente, diretto a Bruxelles (Belgio), non ha convinto i Finanzieri che gli ponevano domande di rito sull’eventuale possesso di beni e valori, che, se di ammontare superiore ai 10mila euro, devono essere dichiarati alla Dogana. All’ approfondimento del controllo, le Fiamme Gialle hanno così scoperto la grossa somma nascosta fra gli effetti personali nei bagagli al seguito.

«Quei soldi me li ha dati un mio familiare – è stata la giustificazione del 26enne – perché dovevo trattare l’acquisto di un autocarro». La seconda operazione è del 23 gennaio: un cinese di 41 anni, operaio, residente nelle Marche, è stato fermato dai finanzieri poco prima di imbarcarsi per Monaco, da dove avrebbe poi raggiunto Shangai (Cina). L’uomo aveva in valigia 23mila euro. Il 41enne ha spiegato che i soldi gli erano stati affidati dalla moglie, titolare di un negozio di articoli orientali, affinché li portasse ai familiari rimasti in Cina. I due soggetti, messi di fronte alla prospettiva di un possibile sequestro di metà della somma rinvenuta (come previsto dalla legge), hanno quindi deciso di avvalersi dell’istituto dell’oblazione immediata: l’albanese ha dovuto pagare 4.513,50 euro, il cinese ha invece versato 1.950 euro. Somme che corrispondono al 15% della somma eccedente la soglia di 10mila euro, oltre la quale scattano gli obblighi dichiarativi.

Alessandra Pascucci

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