Yacht distrutti, danni per milioni: «Erano come una seconda casa»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Porto San Giorgio (Fermo), 8 ottobre 2014 – «Erano come una seconda casa. E sono andate distrutte». Gioiellini da milioni di euro avvolti dalle fiamme e colati a picco. Tre dei quattro yacht distrutti da un incendio a Porto San Giorgio nella notte tra sabato e domenica erano degli imprenditori maceratesi Fabio Paniccia, Mario Mariani e Alberto Ferretti. Le fiamme hanno avvolto il «Frank Mandine» del calabrese Bruno Familiari, il «Morgana», lo yacht da un milione di euro di Mariani, titolare della Macrosoft, azienda di informatica di Piediripa. Quindi è toccato al «Mamy III» di Paniccia, il civitanovese proprietario della Ica vernici, che ha visto sparire un 18 metri del valore di due milioni di euro. Infine è affondato il «NoveNine» da mezzo milione, intestato a Ferretti, titolare dell’omonima ditta di pneumatici di Camerino.

«Per me, per i Paniccia la barca è stata sempre una seconda casa — dice il titolare della Ica —. Al Club Vela ci siamo nati, per noi quelli erano i luoghi della passione. Abbiamo cominciato da bambini con la vela. Non è ostentazione la nostra, non siamo stati mai abituati a ostentare niente nella vita, la barca è per noi la seconda casa e spesso anche la prima». «Lo yacht era assicurato — prosegue Paniccia — ma non è questo l’aspetto che mi interessa. È che ad esso ero affezionato, tutti siamo affezionati alle nostre barche. Lo avevo acquistato nel 2011 e tutto il nostro tempo libero lo passavamo lì, con la famiglia, gli amici».

Perché era ancorato a Porto San Giorgio? «Perché a Civitanova non c’è posto per quel tipo di yacht e perché le barche, nel nostro porto, non sono sicure al punto che vengono tirate a secco spesso subito dopo l’estate. Qui basta una mareggiata per metterle a rischio, ed è successo più volte che venissero danneggiate per eventi meteorologici neanche troppo forti. A Porto San Giorgio non succede. Le barche sono più protette, non ci sono pericoli e l’incidente dell’altro ieri è un caso che poteva capitare ovunque, come anche a Civitanova è successo in passato. La prossima settimana avrei dovuto tirarla a secco, come in genere si fa in autunno. Purtroppo è andata così, il destino ha voluto che quel malaugurato incidente capitasse prima».

«La mia era una barca da 500mila euro — dice un amareggiato Ferretti —. I miei risparmi li ho spesi per questa passione: ero partito da un sei metri e ottanta, questa barca era un po’ il punto d’arrivo. Ogni tanto cercavo di aggiungere qualcosa tanto che il weekend scorso ero in Liguria per il salone nautico. Mi hanno chiamato nel cuore della notte per dirmi che la barca era andata a fuoco ed era affondata, così sono corso a Porto San Giorgio». Per Ferretti, «la nautica non è qualcosa da ricconi o evasori. Io questa barca me l’ero curata come un gioiellino, era come una seconda casa. Non so quanta roba c’era dentro, dal guardaroba estivo alle piante di mia moglie. C’erano accessori accumulati in 26 anni. Sono rimasto talmente amareggiato che non penso ne comprerò un’altra, anche perché non me la posso permettere e sicuramente l’assicurazione non coprirà l’intero danno. Le tragedie sono altre, però per me è come se fosse una piccola tragedia personale. Era la passione di una vita».



 

Precedente Incendio in un'azienda Danneggiato il tetto Successivo Ancona: valvola nell'occhio per un glaucoma, assolto il professor Cesare Mariotti